Momento pornografico

A fine gara, si ripete sempre lo stesso rituale: i piloti festeggiano sul podio, e innaffiano di champagne, oltre che i loro colleghi e il pubblico, anche le simpatiche signorine che glielo hanno appena portato. Ma perché poi? Cosa hanno fatto di male queste poverine per meritare cotanto trattamento? Ecco la teoria: è una metafora sessuale! La tensione della gara si conclude come gli uomini vorrebbero concludere le loro prestazioni fuori dalla pista, con quell'atto che è una dimostrazione di maschilismo, machismo, uomo-padronismo (questa l'ho appena inventata)...

Lo champagne sul podio si può considerare un momento pornografico?

Al momento giusto

"Sono convinta che non solo dobbiamo incontrare la persona giusta, ma dobbiamo anche incontrarla al momento giusto..."
L.V.

Glamour | Workshop 5

Luogo: il classico studio fotografico (a dire il vero un po' piccolo per usare il 70-300 anche alla focale minima).

Modella: una ragazza spagnola molto bella e molto simpatica (come tutte le spagnole).

Tema: l'immagine della pin-up anni 40, ispirandosi ai lavori (ormai dei classici) di uno dei maestri di questo genere, Gil Elvgren (per farvi un'idea, digitate semplicemente il suo nome in Google Immagini).

Niente location particolare questa volta, ma un normalissimo studio. Abbiamo ricreato tre situazioni differenti: la classica cow-girl (un tema spesso utilizzato da Elvgren e ben radicato nella cultura americana), il momento del trucco prima di uscire, e infine (essendo quasi Natale) qualche scatto finale a tema natalizio. Ambientazione molto semplice: scattando in studio, solo un paio di fondali colorati (nei toni pastello sempre presenti in questo genere) e qualche accessorio, per rimanere il più aderenti possibile allo stile dell'epoca. Il setup luci (continue) non era nulla di particolarmente elaborato, dato che questo stile prevede un'illuminazione abbastanza omogenea. Per cui due soft-box frontali, a circa 45 gradi, e in alcuni scatti anche un faretto posteriore per far risaltare i contorni.

In post-produzione ho giocato un po' con Photoshop per cercare di ricreare l'effetto dei dipinti in questione; a dire il vero non so se ci sono riuscito, ma ho preferito non esagerare.

La gallery è qui: http://donnifoto.zenfolio.com/ws5

La gallery completa è qui: http://donnifoto.zenfolio.com/gws5

Occupato

Odio l'avviso di chiamata, e anche la segreteria su occupato. Per dei semplici motivi, che adesso vi spiego.

Cominciamo dall'avviso di chiamata. Dunque, l'amico numero 1 vi chiede di uscire una sera. Non hai impegni, e gli dici che va bene. Dopodiché l'amico numero 2 vi chiede la stessa cosa. A meno che l'amico numero 1 sia un ripiego o in alternativa l'amico 2 si porta dietro un treno di gnocche da paura, se siete una persona corretta risponderete che vi spiace tanto ma avete già un impegno. Vari tipi di interazioni sociali funzionano così, chi prima arriva meglio alloggia. Tutto ciò non vale per le conversazioni telefoniche. State parlando con un amico, di persona, quando squilla il suo telefono. Logica vorrebbe che sia data più importanza alla conversazione già in atto, oltretutto con individuo in carne e ossa, ma per qualche strana convenzione sociale non è così. L'amico risponde al telefono e vi lascia a guardare il soffitto per lunghi minuti. In questo caso, chi ultimo arriva meglio alloggia. Ehi, io sono qui, mi vedi?

Adesso cambiamo ruolo: sei tu a telefonare al tuo amico. Lui ti risponde, anche se stava parlando con qualcun'altro (anche se non è sempre vero, dato che ormai le chiamate non risposte sono il 50%). Benissimo. Ma a un certo punto ti dice: "Scusa, ho una chiamata sotto". E io chi sono? L'ultimo pirla? Una telefonata alla volta non ti basta? Stai parlando con me, gli altri aspettino il loro turno. Anche in questo caso, l'ultimo a chiamare prevale. In genere se l'attesa dura più di 30 secondi, riattacco e tanti saluti. Non nego che possa avere una sua utilità, ma io non lo sopporto.

La segreteria su occupato invece mi fa incazzare per altri motivi. Chiami e parte la segreteria, al che pensi che la persona abbia il telefono spento. E magari lasci anche un messaggio. Così paghi tu per lasciare il messaggio, e paga lui per ascoltarlo (se li ascolta, molti tengono la segreteria attivata ma i messaggi non li ascoltano MAI), e il gestore telefonico guadagna due volte. Capite perché è attivata di default? Invece se sento che è occupato, richiamo dopo un po' e fine.

Comunicare è sempre più difficile...

Mezza età

"Probabilmente stai attraversando la crisi di mezza età. Ti sei già comprato la Porsche?

A dire il vero, stavo proprio pensando alla Porsche."
Bob e Charlotte - Lost in translation

Ma come fai a saperlo?

La risposta è (quasi) sempre la stessa: l'avrò letto da qualche parte...

Ma perché stupirsene?

Vero

"Donni, tu hai troppo tempo libero..."

E.C. detto Corvo

Glamour | Workshop 4

Luogo: una discoteca (ovviamente chiusa, c'eravamo solo noi).

Modella: una bellissima ragazza della Repubblica Ceca (e di dove, se no?)

Tema: Sposa sexy, ispirata da un vecchio servizio di Playboy (anni 90 o addirittura anni 80).

Abbiamo sfruttato un paio di ambienti interni, un divano in pelle rossa, una bella sala con uno specchio enorme, luci con ombrellino e controluce per far risaltare i capelli e i lineamenti. La modella non aveva bisogno di particolari indicazioni (!).

Purtroppo le foto pubblicabili non sono molte ;-) Comunque, è stato il primo workshop che mi ha davvero soddisfatto (astenersi commenti maliziosi!).

La gallery è qui: http://donnifoto.zenfolio.com/ws4

Non

Non dire quello che pensi. Dì quello che gli altri si aspettano di sentire.
Non dire cose troppo intelligenti. Non saranno capite.
Non fare discorsi impegnati. Nessuno ha voglia di usare il cervello a meno che non sia strettamente necessario.
Non essere sarcastico o provocatore. Non tutti apprezzano.
Non scherzare per e-mail. L'altro potrebbe non cogliere (specialmente se usa Lotus Notes e non vede le faccine).
Non dire cose serie usando la chat. La comunicazione non verbale aiuta.
Non essere totalmente sincero. La sincerità non sempre paga.
Non fare constatazioni asettiche. Saranno comunque interpretate pro o contro (sicuramente contro).
Non fare domande. Possono essere interpretate negativamente.
Non limitarti ai fatti. Fai come gli altri. Interpreta.
Non esprimere giudizi negativi. Quello che piace agli altri piace anche a te.
Non prendere posizione. Quello che decidono gli altri vale anche per te.
Non arrabbiarti anche se hai ragione.
Non avere ragione. Se hai ragione, agli altri darà fastidio.
Non far notare agli altri quando sbagliano. Sembrerai saccente.
Non dare consigli non richiesti. Sembrerai ancora saccente.
Non precisare. Benvenuto nel mondo dell'approssimazione.
Non c'è nulla di cui complimentarsi. Fai complimenti gratuiti ogni tanto.
Non essere totalmente onesto. Sii più paraculo. Racconta più palle.
Non pensare troppo. Vivrai più sereno.
Non cercare di distinguerti. Cosa ti fa pensare di poterlo fare? Adeguati alla massa.
Non inveire contro gli altri. Anche tu fai parte degli altri.
Non essere troppo razionale. Sii più istintivo ogni tanto. Spock non è sexy.
Non essere te stesso.
Non essere.
Non.
.

Steve Jobs

Mi ha sorpreso molto, alla morte di Steve Jobs, il clamore mediatico che si è creato. Io pensavo che Jobs fosse conosciuto dagli addetti ai lavori o poco più, ma evidentemente mi sbagliavo. Tutti i telegiornali gli hanno dedicato ampio spazio, alcuni addirittura dei servizi speciali. Sicuramente negli ultimi anni, in cui teneva regolarmente i suoi keynote per lanciare i nuovi prodotti Apple (con la famosa frase "One more thing..."), la sua fama era cresciuta, ma non ricordo di averlo mai visto in nessuna trasmissione televisiva generalista. Diciamo che quando è morto si è creata (chissà perché) un po' di follia collettiva ed è partita la santificazione. Certo, la statura del personaggio non si discute (pur con qualche ombra quà e là) però davvero mi ha sorpreso la reazione del pubblico. Abbiamo sempre più bisogno di eroi?

Comunque, anche io ho riflettuto, come tutti, sul se e quanto avesse influenzato la mia vita. Non direttamente, ho pensato, dato che non ho mai avuto un prodotto Apple. Ovvio che l'abbia fatto indirettamente, dato che ha condizionato in larga parte lo sviluppo dell'industria dei personal computer, e negli ultimi anni della musica e della telefonia. Pur senza inventare nulla da zero, ma portando a essere realmente fruibili dalla massa invenzioni di altri (che comunque rimane un merito enorme, sia chiaro).

Poi mi è venuto in mente un episodio, la cui importanza avevo sottovalutato fino a oggi, e ve lo voglio raccontare. Quand'ero piccolo, ogni estate andavamo al mare con la mia famiglia, e ci fermavamo qualche giorno al paese dove è nato mio padre. Ovviamente si passava il tempo in un tour di saluti a parenti e conoscenti. Tra i parenti c'era una zia di mio padre, che aveva una villa bellissima. Un giorno la andiamo a trovare (non mi ricordo quanti anni avessi) e nel patio, sul classico tavolo bianco da giardino, vedo uno strano cubotto grigio con un piccolo monitor bianco e nero incorporato, la tastiera davanti, e uno strano affarino sulla destra. Ancora non lo sapevo, ma era un Macintosh. Il primo Mac, quello originale. Cosa ci faceva lì? Era di Marcello, il marito di una delle figlie, che se l'era portato per lavorare anche durante le vacanze. Marcello mi fece vedere come funzionava. Mi fece vedere come poteva disegnare sul piccolo schermo muovendo il piccolo affarino che teneva con la mano destra. Mi fece vedere come portando l'icona del floppy sul cestino, questo veniva espulso. Mi fece vedere come poteva scrivere e impaginare, e poi stampare, e la stampa era uguale a quello che si vedeva a video. E tante altre cose. Io ero letteralmente stupefatto.

Nei giorni seguenti, praticamente tutti i giorni chiedevo a mio padre di andare a trovare la zia. Volevo rivedere quel cubotto magico. Un paio di volte mi accontentò, ma entrambe le volte Marcello non c'era, e io rimasi deluso.

Ripensandoci adesso, credo che sia partito tutto da lì. La mia passione per i computer è nata in quel momento. Cominciai a interessarmene, a leggere riviste, e iniziai a spaccare i maroni a mio padre finché non mi comprò il Commodore 64. E poi l'Amiga. E poi...

Quindi, caro Steve, alla fine hai influenzato anche la mia vita. E non poco, a pensarci bene. Chissà cosa farei oggi, senza quell'episodio. Magari il bancario, o il magazziniere, o chi lo sa. Magari sarebbe meglio, o peggio, chi lo sa. Per cui ti ringrazio, io come milioni di altri.

Sono d'accordo


"Un blog non è scrivere; sono graffiti con la punteggiatura."

Dr. Sussman - Contagion

Sotto casa

Grazie ad un'anonima commentatrice (grazie!), sono venuto a conoscenza di questo bellissimo corto che rappresenta un'autentica chicca, nonché un vero colpo di genio. Descrive la difficoltà di trovare parcheggio vicino a casa, in una grande città, e di come il trovarlo ti possa cambiare la vita. Azzeccatissimi anche gli attori (lui sembra proprio il classico consulente medio con la Focus aziendale, lei la classica fighetta milanese che lavora per un'agenzia pubblicitaria).

"Sotto casa? Amore mio...
Voglio un bambino.
Che cosa?
Voglio diventare papà."

Piccolo capolavoro. Dedicato a tutti i milanesi.

(500) -> 1

Forse avevi ragione tu. Forse non dovevo guardarlo. Però mi è piaciuto.
In tre o quattro scene, ho rivisto me stesso. Uguale. Ma uguale uguale.
Devo prendere atto che quell'unicità, non era tale.
Però la scena dell'Ikea, semplicemente geniale.
A me manca ancora il finale, però. O forse solo una parte.
Meglio non sapere. Finché potrò.

Devo cambiare una lampadina...

Cosa devi fare oggi? Niente, cambiare una lampadina. Solo che quella lampadina non è quella del salotto... è a più di 500 metri d'altezza! Guardatevi questo video di due tecnici che si arrampicano su un'antenna alta più delle torri gemelle. Salgono, salgono, salgono, e sembra non finire mai, e diventa sempre più stretta, sempre più piccola. All'inizio sono all'interno della struttura, ma poi si devono arrampicare all'esterno. E notate che spesso sono sganciati, senza il cavo di sicurezza, e anche quando lo agganciano... non è sicuro per niente! Da brividi.

(piccola) Bibliografia giapponese

Ecco una piccola bibliografia sul paese del Sol Levante, senza pretese ovviamente. Più che altro sono i libri che ho letto io... (in ordine sparso)


La guida. Cosa usare per preparare il viaggio? Su quale guida basarsi? Sul volo per Tokyo un sacco di gente aveva in mano l'onnipresente Lonely Planet. Ce l'avevo anch'io, ma credo di non averla mai usata. Ve la sconsiglio. Non perché sia fatta male, anzi. Perché è "troppa". Più di 900 pagine, 35 euro e quasi un chilo di peso. Scritta fittissima, carattere piccolo (e io ormai sono ciecato) e pochissime foto (e sapete che a me piacciono tanto le foto). Ricchissima di informazioni, ma se è la prima volta che andate in Giappone, al 99% farete il solito giro e tutte quelle info non vi servono. In più, come ci ha fatto notare il nostro vicino di posto (ce l'aveva anche lui) che senso ha una guida che ti indica dei ristoranti per esempio a Tokyo, dove ce ne sono letteralmente decine di migliaia? Avrebbe senso nel paesino sperduto, dove ci sono 4 ristoranti di cui solo uno buono. Ma a Tokyo no. Io ho usato invece la Guida Traveler del National Geographic, molto più compatta, leggera, con un sacco di foto, secondo me ben fatta e con tutte le informazioni essenziali. E la trovate a meno di 10 euro.

La lingua. Prima di partire mi hanno regalato un libricino (grazie fratello!), della serie "I frasari", sempre edito da Lonely Planet. "Capire e farsi capire in giapponese" è appunto una raccolta di frasi già pronte, adatte a varie situazioni. Per ogni frase viene riportata la scritta in ideogrammi e la pronuncia. Onestamente è inutile (tranne forse in qualche situazione di vera emergenza), il giapponese è troppo difficile, e difficilmente vi capiranno (e soprattutto voi non capirete loro). In più credo che ci sia qualche app per iPhone che fa la stessa cosa, e le frasi le pronuncia il telefono... Le prime quaranta pagine circa sono però interessanti, in quanto spiegano la struttura della lingua giapponese, e potete farvi un'idea delle sue caratteristiche e della sua complessità.

La società giapponese. Se volete approfondire la conoscenza della società giapponese, dei suoi usi e costumi e delle sue infinite sfumature (spesso di difficile comprensione per noi occidentali) potrebbe esservi utile un libro che acquistai anni fa: "Guida rapida a usi, costumi e tradizioni - Giappone", Morellini editore. Sono circa 160 pagine che parlano di un po' di tutto in maniera concisa e schematica: valori, tradizioni, religione, stile di vita, cibo, lingua, il mondo del lavoro, il tutto con uno stile piacevolmente scorrevole. Mi è piaciuto molto.

Curiosità. Vagavo in libreria e sono stato colpito da questo libro con la copertina tutta rossa. "Un geek in Giappone", di Hector Garcia, editore Panini Comics. E' molto simile al precedente in quanto ad argomenti trattati, ma con uno stile completamente diverso, molto più visuale e colorato, pieno di foto, quasi fumettoso. Si sofferma molto sugli aspetti curiosi e strani della cultura e società giapponesi. L'autore è un ragazzo spagnolo che vive in Giappone, e scrive un blog molto simpatico su questa sua esperienza (www.kirainet.com). Il libro di fatto è nato dai post del blog. Molto molto carino, consigliatissimo (anche il blog!).

Meridiani. Qualche mese fa è uscito un numero di Meridiani dedicato al Giappone. Parla di vari aspetti della cultura e società giapponesi, nel solito stile della rivista, raffinato e un po' altero. Anche le foto sono molto belle (escluse quelle in HDR, inguardabili). E in più potete leggerlo anche senza un ordine prestabilito (per quelli a cui non piace leggere dall'inizio alla fine).

Cibo. A un certo punto mi è venuto il trip della cucina giapponese, ovviamente. E allora mi sono preso un bel libro sul sushi. "Sushi Sashimi. L'arte della cucina giapponese", Giunti Editore. L'ho scelto a caso in libreria, non so dirvi se sia buono o no. Non è che spiega proprio le ricette, più che altro fa una panoramica dei vari piatti. Però la cucina giapponese è fatta anche di altro, ma all'estero conosciamo quasi solo sushi e sashimi (e a me, ad essere onesto, piacciono quasi solo quelli). Mi piacerebbe approfondire ma è difficile anche quando siete là...

Tokyo. Mi piace prendere un libro ricordo delle città che visito. A Tokyo non lo avevo fatto. Ho rimediato poi. Tokyo Megacity è un libro meraviglioso, tutto dedicato a questa scintillante megalopoli. C'è solo in inglese (e giapponese), ma non è un problema, dato che è uno di quei libroni fotografici che si sfogliano per le fantastiche immagini che contengono. E qui ce ne sono davvero tante, bellissime. Ogni capitolo un quartiere, e oltre a quelli più famosi ce ne sono alcuni dedicati a quelli meno noti. Comunque un gran bel libro.

Giappone. Luci e ombre della terra del Sol Levante. Infine l'ultimo acquisto, che fa il paio con il precedente come stile (libro fotografico) ma in questo caso gli autori sono italiani. E hanno creato un'opera di un certo peso (2,3 kg sulla bilancia!). Si sofferma molto più sui modi, piuttosto che sui luoghi. Fotografie molto belle, anche se a essere onesto alcune non sono tecnicamente perfette. Comunque farà la sua figura nella vostra biblioteca.