Viaggio 2011 - Giorni 9-12 - Hong Kong

Giorno 9

Ci alziamo tardissimo causa bagordi della sera precedente (praticamente è già pomeriggio). Intanto che aspetto che i miei soci si riprendano, scendo sotto casa e mi metto a fare un po' di foto ai tram (provo un po' di panning, tecnica più facile di quel che si crede). Quando arrivano ne prendiamo uno e ci dirigiamo nella zona di Admiralty. Oggi si passeggia sotto i grattacieli.

Donnifoto: Hong Kong

Donnifoto: Hong Kong

Prima però facciamo un salto all'Hong Kong Park, uno dei parchi principali della città. Per arrivarci bisogna attraversare un centro commerciale (!) e pensandoci bene, sia a Singapore che qui i centri commerciali sono assolutamente parte integrante del tessuto urbano. Anzi, a essere cattivi tutta la città sembra un po' un enorme centro commerciale, ovunque vai i negozi, enormi o minuscoli, non mancano mai. Comunque, il parco è molto bello, molto grande, pieno di percorsi e laghetti, c'è persino una cascata (neanche tanto piccola) e gli sposi che vengono a farsi le foto. A un certo punto davanti a uno specchio d'acqua ci sono un numero esagerato di fotografi, dotati di cannoni e abbigliati come se fossero a un safari in Africa. Quando si dice essere intrippati... Cosa fotografavano? Non lo so, ma presumo qualche uccello acquatico.

Donnifoto: Hong Kong

Dopo un po' ci stufiamo e lasciamo il parco; passiamo proprio sotto il grattacielo della Bank of China (progettato da I.M. Pei) e ce ne torniamo a piedi verso Wan Chai. Ci piace passeggiare anche quando siamo stanchi morti, è un bel modo di vivere la città secondo me. Passiamo dal solito mercato aperto fino a notte e siamo a casa.

Donnifoto: Hong Kong

La sera me ne torno sulla baia per fare un po' di foto (armato di cavalletto) e stavolta qualche foto decente arriva... La cosa che continua a stupirmi, qui come a Tokyo, è il cielo, che ha sempre quel colore iridescente (che ormai mi è familiare) dovuto all'illuminazione fortissima della città e probabilmente anche all'umidità dell'aria.

Donnifoto: Hong Kong  Donnifoto: Hong Kong

Giorno 10

Oggi gita! Decidiamo infatti di visitare il Budda gigante di Ngong Ping, sull'isola di Lantau, e uscire un po' dalla frenesia della città. Si arriva sull'isola direttamente con la metropolitana (ma il tragitto è davvero lungo), dopodiché si può raggiungere il luogo in autobus oppure usando la cabinovia panoramica che passa tra le montagne e di fianco all'aeroporto di Hong Kong. Ovviamente scegliamo quest'ultima, ma capiamo immediatamente che abbiamo fatto un'immane cazzata: infatti è domenica e c'è una quantità di gente mostruosa! Alla fine faremo più di un'ora e mezza di coda se non ricordo male...

Comunque il giro in cabinovia è piacevole (si passa belli alti e si vedono gli aerei decollare) e finalmente arriviamo; il villaggio è un po' finto (lo spirito commerciale è sempre tra noi) ma il Budda è davvero imponente (e la salita davvero faticosa). Oltre al Budda visitiamo anche il vicino monastero di Po Lin che ai nostri occhi profani non si presenta troppo diverso dagli altri che abbiamo già visto.

Donnifoto: Hong Kong

Donnifoto: Hong Kong

Donnifoto: Hong Kong

Dopodiché prendiamo un autobus e andiamo a visitare il villaggio di Tai O. Si tratta di un villaggio di pescatori la cui caratteristica è quella di vivere in palafitte ai bordi del fiume. Il tutto è molto caratteristico anche se delle antiche attività sopravvive poco e ormai quasi tutto è a uso e consumo dei turisti (comunque un paio di donne che lavoravano il pesce davanti a casa le abbiamo viste). Le case sono quasi tutte aperte, molte sono dei negozietti e alcune adibite a bar o comunque a luogo di ritrovo (in molte gli anziani giocano a carte o dama). A dire il vero, c'è anche un'aria un po' sciatta dato che molte abitazioni sembrano delle discariche o delle vere e proprie baracche di fortuna. Tra i prodotti locali quasi tutto è a base di pesce; molte bancarelle vendono una sorta di (indefinibile) essiccato color ambra che... non abbiamo capito cosa sia. Comunque, me lo giro in lungo e in largo cercando di fare qualche bella foto, con scarsi risultati a dire il vero (non è facile fotografare la spazzatura).

Donnifoto: Hong Kong

Donnifoto: Hong Kong

Dopo un'oretta circa ce ne andiamo, torniamo al Budda con l'autobus e ci apprestiamo a riprendere la cabinovia ma... ovviamente ci aspetta la stessa coda dell'andata... pazienza.

Tornando, ci fermiamo a Kowloon per vedere il famoso spettacolo Simphony of Lights che ogni sera alle 20 allieta mezza città. In pratica, sulla Avenue of Stars a Tsim Sha Tsui gli altoparlanti mandano la musica e 45 grattacieli su entrambe le sponde si illuminano sincronizzati. Pare sia lo spettacolo Suoni&Luci più grande del mondo. Davvero notevole. Non ho fatto nessuna foto ma potete farvi un'idea vedendo questo video:



Dopo cena, anche se sono stanco morto, decido di andare a vedere il famoso mercato notturno di Temple Street (sempre accompagnato dalla fida guardia del corpo Svitol). Tutte le guide lo definiscono imperdibile, e non posso mancarlo. In realtà mi delude un po', è il solito mercato già visto nei giorni precedenti; uniche differenze, qui si mangia anche in posti scrausissimi (e c'è molta gente ai tavoli) direttamente in strada, sotto dei teloni, e ci sono delle bancarelle "a luci rosse", che vendono cioè articoli da sexy shop. Per il resto, tutto nel più classico stile Hong Kong: bancarelle, insegne luminose, folla, palazzoni, varia umanità.

Donnifoto: Hong Kong

Giorno 11

Penultimo giorno, e nuova gitarella fuori porta: Macao. Macao è l'equivalente di Hong Kong in salsa portoghese; e come Hong Kong è stata restituita alla Cina qualche anno fa e oggi è una sorta di regione speciale. Ci si arriva in circa un'ora di aliscafo (oppure 20 minuti di elicottero... sono tentato ma il prezzo di quasi 300 euro mi fa desistere) dallo Shun Tak Center. La cosa scomoda è che di fatto si esce da Hong Kong e si entra in un altro stato, per cui fila per il controllo passaporto sia alla partenza che all'arrivo, e perdiamo un sacco di tempo. Una volta arrivati al porto di Macao, per arrivare in città invece di prendere un taxi ci infiliamo in uno dei pulmini dei vari casinò. Infatti questa piccola ex colonia portoghese è diventata negli ultimi anni un paradiso del gioco d'azzardo, una piccola Las Vegas in terra asiatica. Appena uscite sul piazzale del porto ci sono decine e decine di pulmini che vi portano gratis ai vari casinò (consiglio quello del Gran Lisboa che è in centro). Dopodiché uscite dal casinò e voilà, siete in città.

A Macao in effetti non sembra proprio di stare in Asia, ma nella vecchia Europa. Però al di là di questo in realtà non c'è molto da vedere. Camminiamo molto e alcune zone sono anche parecchio diroccate. Devo dire che mi aspettavo di più, dei casinò non ci frega niente per cui non ci resta molto... La visitiamo perciò girando senza una meta precisa. Su tutto domina il grattacielo del Gran Lisboa che definire un po' esagerato e pacchiano è un eufemismo. Nel tardo pomeriggio riprendiamo l'aliscafo e torniamo a Hong Kong (e altra fila per il passaporto, però ci rinnovano il visto).

Donnifoto: Hong Kong  Donnifoto: Hong Kong

Donnifoto: Hong Kong

E' l'ultima sera a Hong Kong e io non ho ancora fotografato l'isola con il cavalletto; per cui anche se sono esausto dopo cena parto da solo per Tsim Sha Tsui. Purtroppo arrivo dopo le 23 e rimango molto deluso: quasi tutti i grattacieli hanno le luci spente.... Noooooooo...... Pazienza, faccio comunque un po' di scatti (nessuno memorabile) e scappo via per non perdere l'ultima metro.

Giorno 12

Ultimo giorno a Hong Kong. Oggi decidiamo che il pomeriggio sarà dedicato allo shopping e ognuno farà quello che gli pare. Il volo è alle 22 e qualcosa per cui abbiamo tutta la giornata a disposizione. La mattina invece andiamo a visitare il Victoria Park e il porticciolo di Causeway Bay. C'è anche il cannone che ogni giorno alle 12 spara un colpo, in ricordo di un'antica tradizione dei coloni britannici. Sia il parco che il porticciolo non sono niente di che, lo sparo di cannone lo sentiamo ma non facciamo in tempo ad arrivare...

Donnifoto: Hong Kong  Donnifoto: Hong Kong

Il pomeriggio ci separiamo; io decido di andare a vedere lo Space Museum (a Tsim Sha Tsui) e ne approfitto per fare un altro giro sullo Star Ferry. La giornata purtroppo è grigia e a tratti scende una pioggerella fastidiosa (la prima da quando siamo qui, quindi siamo stati fortunati e la scelta di ottobre si è rivelata azzeccata). Il viaggio sul traghetto è comunque meraviglioso. Arrivo allo Space Museum e indovinate: è chiuso il martedì. Che giorno è oggi? Martedì appunto. Pazienza. Mi prendo qualcosa da mangiare (la solita brioche con il wurstel che sia qui che a Singapore trovate ovunque, e ne mangeresti in continuazione) e mi piazzo su una panchina con vista skyline. Sto lì un po', ad ammirare questo paesaggio meraviglioso per l'ultima volta, e anche la gente. Infine decido di camminare verso la zona porto, dove stazionano un paio di grosse navi da crociera, e provare ad arrivare vicino al grattacielo chiamato International Commerce Center (che è comunque il quarto più alto del mondo). Purtroppo non riesco ad arrivarci perché a un certo punto il cammino mi è sbarrato... Poco male, ormai è tardi ed è ora di tornare. Decido di prendere il ferry per l'ultima volta. Addio baia di Hong Kong! Ti ricorderò per sempre!

Donnifoto: Hong Kong

Donnifoto: Hong Kong

Sbarcato a Wan Chai ripercorro le passerelle che ormai mi sono familiari, e mi imbatto per la prima volta in una libreria. Quale occasione migliore per comprare un bel libro fotografico e spendere gli ultimi dollari? Così entro da Dymocks e sono fortunato, c'è un'intero scaffale di meravigliosi libroni grossi e pesanti tutti dedicati a Hong Kong. Li comprerei tutti, ma non posso (sia per via del costo che del peso). Alla fine dopo attenta riflessione opto per "Hong Kong - An affair to remember" e la scelta si rivelerà azzeccata. Ci sono anche delle foto in vari formati di una serie intitolata "Memories of Old Kai Tak" e... non posso esimermi dal prenderne una. Scelgo quella classica del 747 che passa tra i palazzi prima di toccare la pista. Sono soddisfatto.

Alle 17.30 siamo tutti a casa, doccia, e siamo pronti. Riportiamo giù le valigie per le ripide e strette scale (uno strazio) e prendiamo per l'ultima volta la metro in Times Square. L'Airport Express ci porta velocemente in aeroporto. Siamo in largo anticipo per cui facciamo tutto con calma, vaghiamo un po' per gli infiniti negozi dell'aeroporto, compro un paio di souvenir (e i francobolli per il babbo) e alla fine arriviamo al nostro gate (dopo aver preso anche un trenino interno). Dalle vetrate si vede già il nostro aereo, e sono abbastanza eccitato: voleremo infatti con un Airbus A380, il più grande aereo passeggeri del mondo.


Il primo impatto, appena saliti, non è nulla di trascendentale; quello che colpisce sono le dimensioni in altezza, il soffitto è molto alto e quasi faccio fatica a chiudere la cappelliera. Ma una volta partiti la differenza si coglie subito: il decollo è supermorbido, quasi non te ne accorgi, e una volta in volo il comfort a bordo è notevolissimo; in particolare, il rumore di fondo che si sente di solito è molto attenuato. Dopo solo un paio d'ore atterriamo a Bangkok; durante lo scalo dell'andata ne avevamo approfittato per lustrarci gli occhi in business e in prima classe del 777. Ci proviamo anche qui, con la differenza che queste due classi sono al piano superiore, e la scala è guardata a vista dagli steward. Chiediamo il permesso di salire a fare un giro, ma ci viene gentilmente negato. Proviamo a impietosirli promettendo che non faremo casino e staremo solo un minuto, ma sono irremovibili. Pazienza. Ripartiamo dopo che sono saliti i monaci (!) e atterriamo a Dubai in orario. Però... sono le 4.30 ora locale, per cui tocca cazzeggiare un po'.

Conclusioni

Giudizio su Hong Kong? Mi è piaciuta tantissimo! E' una città fantastica, viva, in perenne movimento, in continuo cambiamento, carica di significati. Anche se alcune singole visite sono state magari un po' deludenti, è proprio l'essenza stessa di questa megalopoli a costituire il suo fascino. Il suo essere divisa a metà, tra continente e isola. Tra la Cina e il suo passato coloniale. Tra i grattacieli modernissimi e i palazzi fatiscenti. Tra i centri commerciali sfavillanti e i negozietti minuscoli. Tra infrastrutture moderne e mezzi di trasporto che risalgono all'inizio del secolo. Tra templi e palazzoni con le impalcature di bambù. Tra vecchi cartelloni pubblicitari e schermi giganti.

Due cose su tutte: la traversata della baia sullo Star Ferry al tramonto, e la salita al Peak con il tram e la successiva vista sulla città, indescrivibile nella sua bellezza. Hong Kong è tutto questo, e anche di più. E se vi piace Blade Runner, allora credo che in nessun posto del mondo potrete avvicinarvi alle sue atmosfere come qui...

Certo non è una città facile, l'impatto iniziale è tutt'altro che amichevole: traffico, confusione, orde di gente ovunque e a qualsiasi ora, strade claustrofobiche, caldo insopportabile e pioggie torrenziali in estate... eppure, tutto questo passa in secondo piano se ce la fate a resistere un paio di giorni :-)

Io non sono tanto bravo a scrivere, ma avevo trovato una descrizione della città che mi era piaciuta tantissimo e riletta a posteriori, devo dire anche azzeccatissima nel descriverne lo spirito: http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=929. Leggetela, ne vale la pena.

L'album di foto completo è qui: http://donnifoto.zenfolio.com/hongkong



(... continua ...)

Disegni

"Ormai la civiltà va avanti a disegni..."
Il Donni - conversazione privata

Viaggio 2011 - Giorni 5-8 - Hong Kong

Giorno 5

Appena atterrati, facciamo una discreta fila al controllo passaporti, cambiamo un po' di soldi, e comperiamo l'Octopus Card (la tessera ricaricabile per i mezzi pubblici). Dopodiché prendiamo l'Airport Express che in una ventina di minuti ci porta a Central. Ancora qualche fermata di metro e siamo a Causeway Bay, dove ci aspetta l'appartamento che abbiamo affittato. Infatti, essendo in 6 e rimanendo una settimana, riusciamo a risparmiare molto (anche perché gli alberghi di Hong Kong sono mediamente cari). Appena usciti dalla metro ci troviamo in una bolgia umana che ci disorienta un attimo, e facciamo anche un po' fatica a trovare la casa nonostante le indicazioni ricevute. Il primo impatto con l'appartamento è abbastanza scioccante (almeno per me): si trova al quarto piano di una palazzina stretta a schiacciata da altri palazzi, compreso il Crowne Plaza Hotel che la sovrasta. Le scale sono strette e molto ripide (portare su le valigie è uno strazio), i letti sono dei semplici materassi per terra, il bagno è piccolissimo (ma almeno la doccia è larga). Non sembra proprio l'appartamento visto nelle foto sul sito, tanto che penso "quello che ha fatto le foto è proprio bravo". Inoltre, le case italiane sono dotate di una grandissima invenzione, che non troviamo in nessun'altra parte del mondo: le tapparelle. Rimane per me un mistero il perché nessuno le usi; il risultato qui è che alle 6 il sole è già alto nel cielo e tocca svegliarsi. Io mi sistemo nella stanza sul retro, meno esposta ai rumori della strada, ma tanto ci sono gli enormi impianti di condizionamento dell'hotel a tenermi compagnia tutta notte. Pazienza per il rumore, mi sono portato i tappi per le orecchie, ma dovrò risolvere il problema della luce (mi comprerò un paio di giorni dopo una mascherina da mettere sugli occhi). In ogni caso, la situazione dell'appartamento è controbilanciata dalla sua posizione, forse una delle zone più belle di Hong Kong, ben servita dai mezzi, vicino a un enorme centro commerciale (Times Square) e con un sacco di negozi e ristorantini intorno (e un 7Eleven proprio di fronte e sempre aperto, molto comodo). Per cui alla fine il bilancio si rivelerà positivo.

In ogni caso siamo affamatissimi, e usciamo subito per mangiare qualcosa. I vari ristorantini che vediamo non ci ispirano più di tanto e finiamo per dirigerci al MacDonald (tanto per andare sul sicuro). Credo che sia stata l'unica volta che ci siamo andati; tra l'altro i prezzi sono sorprendentemente bassi (un menu circa 3 euro se non ricordo male) segno che forse da queste parti non incontrano molto il favore del pubblico...

Giorno 6

Decidiamo di iniziare la visita della città dalle zone più lontane, per sfruttare al massimo i 3 giorni di mezzi pubblici compresi nella Octopus Card. Per cui direzione il quartiere di Mong Kok e i suoi mercati (sono tutti vicini) dove nell'ordine visitiamo:

- Il mercato dei fiori. E' costituito da un paio di vie dove si trovano decine e decine di fioristi. Nulla di particolare ma la passeggiata è piacevole; mi stupiscono le rose confezionate una a una e una pianta carnivora che avevo sempre visto sui libri ma mai dal vivo.


- Il bird market. Questo vale la pena assolutamente di essere visto; è un piccolo mercato in cui si vendono canarini e tutto ciò che li riguarda, in particolare delle bellissime gabbiette di legno. Pare che i cinesi abbiamo una vera e propria passione per gli uccelli, e in effetti traspare passeggiando tra le bancarelle. Davvero molto caratteristico.


- Il ladies market. In realtà è un normale mercato in cui vendono un po' di tutto (quindi non solo per ladies). Le bancarelle lasciano solo uno stretto corridoio al centro, c'è davvero tanta gente e si fa fatica a camminare. I palazzi ai lati sono altissimi e questo crea un po' di senso claustrofobico. I venditori sono davvero "aggressivi" e se ti brancano... non ti mollano più. Unica regola: contrattare, sempre!


- Il jade market, ossia il mercato delle giade. Una specie di capannone in cui si ammassano decine e decine di venditori di giada e bigiotteria varia. Forse il più deludente tra tutti quelli visitati.

L'impatto con la città comunque è molto forte; se Singapore ci era sembrata un po' senz'anima, Hong Kong ci fa capire subito che un'anima ce l'ha eccome. Oltretutto il quartiere di Mong Kok non è uno dei più belli, anzi appare quasi decadente. Traffico infernale, rumore, gente ovunque, strade strette in cui fatichi a passare, palazzi color grigio cemento che appaiono sporchi e logori, contrapposti a insegne pubblicitarie disposte ovunque senza nessun ordine, vicoli stretti tra palazzi altissimi attaccati l'uno all'altro (in cui è meglio non entrare), l'onnipresente segnale acustico dei semafori... eppure tutto ciò mi appare terribilmente affascinante.



Abbastanza stanchi torniamo a casa per darci una lavata e poi cerchiamo un posto per mangiare; dopo la cena, lancio l'idea di andare a vedere la baia, che non dovrebbe essere troppo lontana. In effetti non lo è, e la raggiungiamo camminando quasi sempre sulle passerelle sopraelevate che sono un altro dei segni caratteristici di questa città. Letteralmente ti sembra di galleggiare sulla città, lontano da caos e rumore. Finalmente arriviamo al Victoria Harbour, e il panorama è magnifico. Anche se noi siamo sull'isola, e il muro di grattacieli è alle nostre spalle, lo skyline dall'altra parte (sulla terraferma) pur essendo meno bello è comunque degno di essere ammirato. Infatti Hong Kong è una città divisa in due: metà sul continente e metà sull'isola di fronte. Le due metà si guardano, e la baia che le separa (Victoria Harbour) è forse una delle più belle del mondo.

Soddisfatti di questa prima giornata, ce ne andiamo a dormire.

Giorno 7

Oggi ci dirigiamo a nord, abbastanza lontano dal centro. Giornata di templi. Visitiamo prima i Nan Lian Garden e poi l'adiacente monastero Chi Lin. Il giardino è il classico giardino orientale, fatto di geometrie precise, e il monastero (tutto di legno) è molto bello. C'è anche un laghetto con le carpe giapponesi. In puro stile Hong Kong, è un'oasi in mezzo al delirio; infatti, gli alti palazzoni che lo circondano sono lì a ricordarci dove siamo. Non solo, c'è anche un viadotto che per una parte passa proprio sopra ai giardini. Nonostante ciò, il luogo infonde una pace notevole, e non c'è quasi nessuno (e più avanti nel viaggio capiremo che questo a Hong Kong è davvero un lusso). Giriamo tutto in lungo e in largo ed è davvero piacevole.



Torniamo alla stazione della metro e ci fermiamo nell'annesso centro commerciale a mangiare qualcosa. Ne approfittiamo per vedere un po' di elettronica; l'offerta è notevole per varietà, i prezzi leggermente più bassi che da noi. Apple domina ovunque.

Ripartiamo per visitare il tempio Wong Tai Sin. Anche questo è circondato da palazzi altissimi (ci stiamo facendo l'abitudine ormai) ma è molto più "vivo": c'è un sacco di gente che prega, che accende bastoncini di incenso, che gioca a dama (!). Sul retro inoltre ci sono una serie di box in cui uno stuolo di indovini professionisti (!) sono al vostro servizio per predirvi il futuro! C'è anche un bel giardino con tanto di laghetto popolato da tartarughe.



Lasciato il tempio, sulla via del ritorno ci fermiamo a Kowloon a vedere il Kowloon Park (dove ci sono anche i fenicotteri rosa) e poi passeggiamo su Nathan Road, la via che taglia la penisola da nord a sud, fino ad arrivare al mare, a Tsim Sha Tsui. Facciamo una tappa all'Hotel Peninsula (uno dei più lussuosi di Hong Kong, hotel storico del periodo coloniale) e poi via, sulla Avenue of Stars, la passeggiata in riva al mare.



La vista dei grattacieli di Hong Kong Island è meravigliosa, veramente da togliere il fiato. Siamo quasi al tramonto, e pian piano il cielo assume tinte sempre più calde. Decidiamo di tornare dall'altro lato prendendo lo Star Ferry (i traghetti che da più di un secolo fanno la spola tra le due sponde) per la stratosferica cifra di 2,50 dollari (circa 25 centesimi di euro). Nonostante metro e tunnel, questi traghetti sopravvivono e la proposta di dismetterli qualche anno fa provocò accese proteste. Il viaggio dura pochi minuti ma l'esperienza è straordinaria, il traghetto sbuffa e sferraglia, il metallo cigola, l'odore salmastro del mare ti ricorda dove sei, il cielo ha il colore ambrato del tramonto, e la vista spazia su entrambe le sponde e su tutta la baia. All'improvviso ho la sensazione che tutto si calmi, la città caotica e mai ferma sembra come sospesa su questi traghetti senza tempo. Spero le foto rendano bene l'unicità del momento, che sicuramente è stato uno dei migliori vissuti in questa megalopoli. Se andate a Hong Kong, dovete provare lo Star Ferry. Se non lo fate, è come se andaste a Roma senza vedere il Colosseo.



Ce ne torniamo a piedi verso casa attraversando il quartiere di Wan Chai (caotico come tutto il resto). Quando siamo quasi arrivati ci imbattiamo nell'ennesimo mercato serale dove vendono soprattutto roba da mangiare. E' incredibile come il commercio sia nell'anima dei cinesi, questa città non riposa mai.


Dopo cena torno indietro verso il molo per fare qualche foto notturna da una delle passerelle che passa sopra una grossa arteria stradale (sempre accompagnato dal fido Svitol). E così si conclude questa ricchissima giornata.


Giorno 8

Oggi si prende il tram! Proprio sotto casa nostra passa un'altra delle icone di Hong Kong e decidiamo di prenderlo per andare fino a Central. Sono dei tram a due piani, senza vetri (tanto fa sempre caldo e vanno pianissimo) e completamente ricoperti di pubblicità (questa città ci ricorda sempre la sua natura). Insieme allo Star Ferry rappresentano la storia dei trasporti di Hong Kong, essendo in servizio dall'inizio del 900. Arriviamo placidamente fin quasi al capolinea, a Sheung Wan, e poi a piedi fino a Cat Street.


La zona di Cat Street è considerata la zona "hippy" di Hong Kong, piena di botteghe che vendono gli oggetti più disparati, gallerie d'arte e bancarelle di cianfrusaglie. Visitiamo velocemente anche il piccolo tempio di Man Mo e poi puntiamo sulla zona dei Mid-levels.



Ovviamente non possiamo esimerci dal salire la scala mobile più lunga del mondo (800 metri, ma non in un pezzo unico) costruita proprio per alleviare il traffico di auto che si inerpicavano a zig-zag per le strette stradine di questa zona. Siamo in pratica sul pendio che si sviluppa dietro al muro dei grattacieli; il percorso della scala mobile è affiancato da numerosi locali molto carini. Saliamo fino in cima e poi scendiamo a piedi (la scala mobile infatti cambia verso a orari ben precisi, in discesa fino alle 10 di mattina, e in salita il resto della giornata) e ci fermiamo a mangiare in uno dei tanti locali. Qui ci accorgiamo (come già in altri di posti) delle decorazioni in stile Halloween, e chiediamo il motivo. La risposta è semplice: è quasi Halloween! In realtà mancano ancora molti giorni, ma si vede che ogni occasione è buona per fare business.

Dopo il pranzo, decidiamo di salire al Victoria Peak; in pratica, lo scopo del mio viaggio a Hong Kong. Il momento tanto atteso e tante volte immaginato è giunto. Se venite a Hong Kong e avete tempo di fare solo una cosa, salite sul peak! (anche se a dire il vero adesso che ci sono stato... se la gioca con il giro sullo Star Ferry al tramonto). Al Peak si sale con il Peak Tram, un tram a cremagliera che letteralmente si arrampica sulla collina. A tratti la salita è ripidissima, e il tram talmente inclinato che quando passa vicino ai soliti altissimi palazzi sembra quasi che questi ti cadano addosso... Anche solo la salita in tram è un'esperienza da fare.


Saliamo nel tardo pomeriggio, scelta strategica per goderci il tramonto e la città che si illumina sotto di noi. Non saliamo subito sulla terrazza panoramica, ma facciamo un giro per i dintorni (che a dire il vero non offrono molto). Appena comincia a imbrunire, mi fiondo sulla terrazza armato di cavalletto per immortalare il momento. Anche se questa scena l'ho vista mille volte in fotografia, lo spettacolo è straordinario e toglie il fiato: una delle più grandi megalopoli del mondo si distende sotto di noi, a perdita d'occhio. La foresta di grattacieli è infinita, letteralmente non se ne vede la fine, e l'occhio vaga alla ricerca di mille particolari. Pian piano tutte le luci si accendono, e davvero credo di trovarmi dinanzi a uno dei panorami urbani più belli del mondo. Cerco di fare più foto che posso e godermi il momento il più possibile (anche se il solito cruccio fa capolino nella mia mente - si, tu lo sai cosa voglio dire).



Dopo un paio d'ore torniamo giù (anche se io non me ne andrei più) e per caso finiamo nella zona di Lan Kwai Fong, la zona dei locali di Hong Kong. E vogliamo non approfittarne? Ovviamente iniziamo a bere e a mangiare schifezze, e ben presto la situazione degenera. I miei soci si bevono di tutto, birre, cocktail, chupiti, mi fanno bere tre mojito di fila (mio record di sempre), importunano cameriere e tardone e... mi fermo qui. Insomma facciamo molto tardi ed è l'unica volta che torniamo a casa in taxi...

L'album completo è qui: http://donnifoto.zenfolio.com/hongkong


(... continua ...)

Gasata

"Ormai il popolo delle gasate si sta estinguendo."

A.A. detto Raup

Scusate (non lo faccio più)

Ho due numeri di cellulare. Uno privato e uno di lavoro. In genere sono accesi alternativamente, perché non ho voglia di portarmi in giro due telefoni.

Per anni ho cercato di educare i miei amici a chiamare sul numero giusto a seconda del giorno e dell'ora.

Poi ho capito che è impossibile. Totalmente impossibile. Per quante volte glielo spieghi, non lo ricorderanno. Non memorizzeranno i numeri aggiungendo "privato" e "lavoro" al nome in rubrica. Oppure ricorderanno solo uno dei due numeri.

Inoltre, grazie alle leggi di Murphy, ti chiameranno o manderanno SMS sempre al numero sbagliato (quello che hai spento in quel momento).

Per cui adesso ho deciso di dare entrambi i numeri, senza spiegare nulla. Provateli tutti e due, sempre.
Scusate, è colpa mia. Nella prossima vita non lo farò più.

Riposa in pace

L'hi-fi sta morendo definitivamente. Ormai ne ho la certezza. Sta crescendo una generazione di ragazzi che il buon ascolto non sa cosa sia. E non possono saperlo, non hanno mai visto un impianto hi-fi serio. Soprattutto, non lo hanno mai ascoltato. Ormai esiste solo la musica compressa. Del resto, se hai 15 anni oggi conosci solo iPod e mp3.

Qualche mese fa ha aperto un nuovo centro commerciale vicino al mio ufficio, e c'è anche un Saturn. Che non ha una saletta hi-fi come c'è sempre stata in tutti i Saturn che ho visto, ma solo un paio di scaffali con una scelta davvero misera di casse e amplificatori. Non gliene frega più niente a nessuno.

L'hi-fi esoterico sopravviverà come sempre; quello che più mi spiace è che morirà l'hi-fi "medio", quello più accessibile senza spendere cifre folli (poi tutto è relativo). Peccato.

La risposta definitiva

Fai delle domande. Aspetteresti delle risposte.

Si. No. Forse. Volentieri. Ti ringrazio ma non mi interessa. Prima o poi lo faremo (vuol dire mai). Non me ne frega un cazzo. Ci sto. Vaffanculo. Ne sarei davvero felice. Mi hai rotto i coglioni. Figata! Fatti fottere, stronzo (citazione). Se la luna sarà in congiunzione astrale con Plutone, l'umidità al 67%, il sole sorgerà dopo le 6.53 e un elefantino rosa attraverserà la stanza mentre guardo Porta a porta, verrò.

E via di questo passo.

Ma ultimamente c'è una risposta ancora più potente: la non risposta. Non rispondendo, non dite né si, né no, né forse. Non dite niente. Non perdete tempo a pensare, a rispondere, a decidere, a sbattervi. E poi potrete sempre dire che vi siete dimenticati o non avete visto la mail/sms/post su Facebook/ecc.

In quest'epoca iperconnessa fatta di cellulari, instant messaging, Skype, Facebook, mail, chat, la risposta definitiva... è la non risposta.

Viaggio 2011 - Giorni 1-5 - Singapore

Giorno 1

Decolliamo da Malpensa con 40 minuti di ritardo. Normalmente non me ne fregherebbe niente, ma lo scalo a Dubai dura solo un'ora e 20 minuti, e io sono terrorizzato che ci perdano le valigie pronti via. Così invece rischiamo di perdere il volo noi! In realtà atterriamo a Dubai solo 20 minuti dopo l'orario previsto, e appena mettiamo piede in aeroporto veniamo brancati dagli addetti della Emirates che ci portano direttamente al gate per il volo per Singapore. In pratica scendiamo da un aereo e saliamo immediatamente su un altro (non faccio in tempo neanche ad andare in bagno!). Alla fine staremo in aria e col culo su un sedile per 18 ore.

Il secondo aereo è molto più bello del primo: un 777 con un sistema di video on demand fantastico (ci sono decine di film, anche in italiano, e letteralmente migliaia di album musicali, tanto che Svitol esclama a un certo punto: lo voglio anche a casa!). Comunque voli praticamente perfetti e atterriamo a Singapore che è sera.


Appena usciti dall'aeroporto, capiamo subito quello che ci aspetta: un caldo impressionante e un muro di umidità che ci farà sudare giorno e notte. Ci facciamo portare in albergo e invece di stramazzare a letto, decidiamo subito di fare un giro nei dintorni. Troviamo un simpatico pub dove ci beviamo qualcosa (dentro fa quasi freddo tanto è forte l'aria condizionata; e tanto è umido che i vetri sono appannati).

Domani inizia il vero viaggio, ma intanto abbiamo avuto il nostro primo contatto.

Giorno 2

Cominciamo ad avventurarci per la città, che appare subito molto moderna e con una metropolitana molto efficiente. Decidiamo di cominciare dal quartiere cinese. La popolazione originaria infatti è di etnia malese, ma la maggior parte è oggi costituita dagli immigrati cinesi (strano, eh?). Visitiamo alcuni templi (di cui uno in realtà è un tempio indù, stranamente sorto nel quartiere "sbagliato") e poi ci incamminiamo verso il Mount Faber dal quale si dovrebbe vedere un panorama favoloso (secondo la nostra guida). C'è una cabinovia che sale in cima (comunque alta solo qualche centinaio di metri) ma non capiamo bene da dove parta; seguiamo i cartelli e in realtà a un certo punto realizziamo che stiamo salendo a piedi. Stremati dal caldo, dalla stanchezza e dal fuso orario stiamo per dare forfait quando una signora anziana a cui chiediamo informazioni ci dice che siamo a pochissimo dalla vetta. Con le ultime energie saliamo fino in cima e putroppo devo dire che il favoloso panorama non è così favoloso come promesso. Ci ristoriamo al bar e poi scendiamo con una scalinata (che per i miei tendini è anche peggio della salita) perché scopriamo che la cabinovia collega la collinetta (monte è eccessivo) con l'isola di Sentosa (dove andremo tra un paio di giorni).



La sera passiamo a trovare un amico di R&G che vive lì da 10 anni, e ha un ristorante (ovviamente italiano). Ci invita a cena e quindi ci fermiamo; la cena sarà davvero ottima. Lo salutiamo e ci rechiamo a Clarke Quay, che è la zona in centro intorno al fiume, piena zeppa di locali (in pratica i navigli di Singapore). E qui mi bevo un Singapore Sling, il cocktail inventato dal barman dell'hotel Raffles, e se lo beve anche Edo: a lui fa schifo, a me non dispiace, ma in effetti il suo sapore sciropposo non piace quasi a nessuno. Ammiriamo un po' di fauna locale e poi torniamo in hotel (la cui posizione non si rivela così malvagia, in 20 minuti a piedi ci siamo). Già stanchissimi, ce ne andiamo a nanna.


Giorno 3

Oggi ci dirigiamo in Orchard road, la via commerciale di Singapore. In effetti è un susseguirsi lunghissimo di centri commerciali sfavillanti, dove ritroviamo tutte le marche più famose al mondo (e una vera e propria fissa per gli orologi). Ci passiamo tutta la mattinata andando su e giù; i prezzi comunque non sono molto invitanti (più o meno come i nostri, se non di più). Il pomeriggio facciamo giusto una capatina a vedere l'Hotel Raffles (l'hotel storico di Singapore, tutto in stile coloniale) e poi ci dirigiamo a Marina Bay, dove troneggia quella meraviglia del Marina Bay Sands (capolavoro di architettura secondo me). Non saliamo allo Sky Park perché l'accesso alla piscina a sfioro non è più permesso, per cui non ne vale la pena. Stiamo un po' lì a riposarci e a bere birra (una costante di tutto il viaggio per i miei compagni).



La sera, facciamo un salto a Little India, il quartiere indiano, che è davvero vicino al nostro albergo. Secondo la guida, la domenica sera è un momento particolare, in quanto si ritrovano in strada tutti gli uomini (e nessuna donna). In effetti è proprio così: migliaia di uomini brulicano per le strette vie di Little India, e non si vede neanche una donna in giro. Oltretutto è anche periodo di Deepavali, una delle principali feste indù, per cui probabilmente c'è ancora più gente in giro. Tutti ci guardano, tanto che la situazione ci intimorisce un po' e non vedendo posti degni per la cena decidiamo di andarcene quasi subito.



Giorno 4

Il terzo giorno è dedicato a Sentosa, una piccola isola di fronte a Singapore, che è stata trasformata in un parco di divertimenti stile Gardaland, e ha anche alcune spiagge. Si raggiunge con una moderna monorotaia. Scendiamo all'ultima fermata e vaghiamo un po'; ci sono varie attrazioni ma nessuna ci colpisce particolarmente (sono più che altro per bambini). Però pranziamo in un locale sulla spiaggia, molto carino. La spiaggia è bella, ma il mare purtroppo è bruttino, e ci sono anche molte navi alla fonda. In effetti è strano, perché Singapore confina con la Malesia che ha delle spiagge splendide, ma qui il mare è proprio brutto. Alla fine passiamo qui quasi tutta la giornata finché non ci stufiamo e torniamo in albergo. Giudizio su Sentosa: se avete un giorno da sprecare, fateci un giro, altrimenti la potete saltare tranquillamente.


Essendo l'ultima sera che passiamo qui decidiamo di cenare in un bel ristorante sotto la ruota (Singapore Flyer) e di provare una delle specialità del posto: il chili crab, il granchio con salsa chili. Arriva una ciotola enorme con dentro un granchio enorme, immerso in una salsa color mattone. Ti portano anche un bel bavaglione dato che non sporcarsi è impossibile, il granchio va fatto a pezzi per mangiare la polpa all'interno. A dire il vero, non è che si mangia tantissimo, però la salsa è davvero tanta e ti portano dei panetti caldi e morbidi che servono per pucciarla e mangiarsela. Deliziosa! Ne mangiamo più che possiamo, e anzi a tutti viene la stessa idea: sarebbe da prendere così com'è e buttarla sugli spaghetti!

Finita la cena, passeggiamo fino a Marina Bay, e devo dire che lo skyline notturno di Singapore è davvero bello. Per l'occasione mi sono portato anche il treppiedi e passo un paio d'ore a fare foto (anche dopo che i miei amici mi hanno abbandonato :-). Tanto Singapore è strasicura e non c'è nessun problema a girare da soli di notte.



Giorno 5

Abbiamo il volo nel primo pomeriggio, ci alziamo tardi per cui decidiamo di andare direttamente in aeroporto con la metro. L'aeroporto Changi è davvero molto bello, spendo gli ultimi dollari che mi sono rimasti comprando un libro fotografico e puntualissimi ci imbarchiamo sul volo Jetstar che ci porterà a Hong Kong. Per fare gli sboroni abbiamo pagato un extra per avere i posti in prima fila, e meno male: il volo dura quasi 4 ore, e da vero volo low-cost i posti sono davvero stretti e scomodi.
Atterriamo a Hong Kong che è già buio. Negli ultimi minuti di volo, mentre guardo fuori dal finestrino per cercare di scorgere qualche luce, non posso fare a meno di pensare al mitico Kai Tak e rattristarmi per non poter mai più provare l'emozione di atterrarvi.

Giudizio su Singapore: bella, ma un po' senz'anima. Anzi, troppe anime non ne fanno una buona. I vari quartieri, le varie etnie, convivono pacificamente ma separati. Tutto è preciso, pulito, organizzato, non sembra quasi una città asiatica (non a caso è soprannominata la Svizzera dell'Asia). E' bella, ma un po' asettica, non ti trasmette grandissime sensazioni. Se siete in zona, potete farci un salto (due o tre giorni al massimo), ma andarci apposta forse non ne vale la pena.

Potete vedere tutte le foto qui: http://donnifoto.zenfolio.com/singapore



(... continua ...)

Purtroppo neanche il mio... (e io non ho neanche talento)

Un’ultima domanda: Stoner si é congedato dal Mondiale criticando tutto e senza un grazie..

“[Stoner] ha un talento infinito, ma non é diplomatico: dice quello che pensa. In questo mondo si vive molto più facilmente se si ha la capacità di mentire, ma questo non é il suo caso.”

Livio Suppo - Intervista su Motoblog.it

The road

C'è stata un'apocalisse, probabilmente una guerra nucleare, anche se non viene mai detto. Tutto è stato distrutto. Il 99% del genere umano e animale spazzato via. Non esiste più niente. Un padre e il suo bambino sono tra i sopravvissuti. Non sappiamo i loro nomi. Vagano a piedi per lande fredde e desolate, diretti a sud, in cerca di un clima migliore. Si trascinano, in cerca di cibo, in mezzo al nulla. Si devono difendere da bande di disperati, disposti a tutto. L'unica legge è quella della sopravvivenza. Mors tua vita mea. Letteralmente. Non essendoci quasi più cibo, si è passati al cannibalismo.

Lui era un brav'uomo. Di notte sogna la sua vita precedente. La sua vita felice, con sua moglie. Ha una pistola, e si tiene due pallottole di scorta, una per lui e una per suo figlio. Piuttosto che finire mangiati, meglio uccidersi. O forse è meglio uccidersi comunque, dato che non c'è più alcuna ragione di vivere, e stanno lentamente morendo di fame un giorno dopo l'altro.

Nonostante tutto, l'istinto di sopravvivere prevale. Ma giorno dopo giorno, la sua umanità viene sempre meno, soffocata dagli eventi. E' costretto a uccidere. Il bambino fa domande. Chiede al padre di non prendere certe decisioni, anche se questo può rappresentare la morte per loro. Con la sua innocenza, è l'unico in cui rimane un briciolo di umanità (ma non di speranza). Negli occhi dei bambini c'è il futuro del mondo.

Il film non ha un inizio, e non ha una fine. Scorre, semplicemente. Si interroga sul senso della vita. La fotografia desaturata e fredda contribuisce al senso di desolazione. Da tempo non vedevo un film tanto bello e inquietante come "The Road".