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Mach Loop

Avete mai sentito parlare del Mach Loop? Si tratta di una serie di vallate in Galles, che vengono utilizzate come "parco giochi" della RAF (e dei loro amici) per l'addestramento dei piloti militari al volo a bassa quota. E per bassa si intende a un centinaio di metri di altezza.

Ci sono dei punti in cui gli aerei passano molto vicino al terreno, addirittura più bassi del punto di osservazione, e qui si riuniscono gli appassionati per godere dello spettacolo. Ci sono anche un paio di siti (linkati dalla pagina di Wikipedia) con il dettaglio di tutti i migliori spot e di come arrivarci. Tra gli aerei che è possibile vedere, vi sono Tornado, Eurofighter, F15, Harrier, Hercules e altri.



Bando alle chiacchiere e spazio ai video. I primi due che vi propongo riassumono bene la situazione (il secondo video ha l'audio originale, per cui su il volume!):




Qui potete vedere un Tornado e un F15:


Qui invece è possibile vedere "l'effetto condensa" (non so se il termine è corretto) dovuto probabilmente all'umidità dell'aria:


Ho trovato anche un video (purtroppo non disponibile su Youtube) dove vi sono più aerei contemporaneamente che effettuano delle virate abbastanza strette, e alla fine si vedono anche tutti i fotografi intenti a immortalarli.

Impressionante vero? Bene, è giunto il momento di farsi un giro in cabina. Notate come alcuni passaggi siano davvero al pelo delle montagne, ma allo stesso tempo le vallate mi appaiono meno imponenti viste da dentro.


Mi piacerebbe proprio farmi un giro e sentire dal vivo il rumore che fanno...

Facebook 2033

Nel 2013 Facebook ha superato il miliardo di utenti.

Nel 2015 Mark Zuckerberg ha venduto il 60% del pacchetto azionario al governo americano, per 21 miliardi di dollari. Si dice che sia stato costretto a farlo, dato che Facebook ormai era diventato un asset strategico per gli Stati Uniti. Per lui fu quasi una liberazione, non ce la faceva più a gestire quella sua creatura ormai cresciuta oltre le sue capacità. Regalò il 90% dei suoi soldi alla fondazione di Bill Gates (chi lo avrebbe detto?) e si ritirò a vivere alle Hawaii, nella villa che era stata il set di un vecchio telefilm anni 80, Magnum P.I.

Nel 2016 era stato reso obbligatorio fornire un documento d'identità per registrarsi. Lo stesso hanno dovuto fare tutti gli utenti già registrati. Anche quelli fuori dagli USA. Fine degli account anonimi o di fantasia.

Nel 2017 a ogni cittadino americano è stato assegnato di default un account. Neonati compresi.

Nel 2018 il governo ha reso obbligatorio l'uso dell'account Facebook per tutte le comunicazioni ufficiali. Tasse, certificati, iscrizioni, scuola, questioni legali, sanità, tutto doveva essere fatto tramite Facebook.

Nel frattempo, blog, forum, siti aziendali, tutto stava sparendo, tutto stava confluendo in Facebook. Non aveva più senso essere fuori da Facebook. Ciò che era fuori da Facebook non esisteva. Il Web come lo avevamo conosciuto iniziò quell'anno il suo declino.

Nel 2019 un altro evento storico: per la prima volta le elezioni degli Stati Uniti si svolsero votando su Facebook. Ci fu qualche problemino, ma che volete farci, la democrazia digitale ha il suo prezzo.

Nel 2020 erano cominciate le grandi fusioni. Prima tra i social network. Facebook aveva acquistato Instagram molti anni prima. Quell'anno si fuse con Twitter e Pinterest. Nel frattempo Google aveva gettato la spugna e chiuso Google+, nonostante tutti i tentativi di promuoverlo durati anni. Competere era ormai senza senso.

Nel 2021 c'è stata un'altra fusione gigantesca: Facebook e Amazon si sono unite. In questo modo l'immenso store di Amazon è finito dentro Facebook, e l'immensa base sociale (suggerimenti, commenti, like, condivisioni) è stata applicata agli oggetti in vendita. Ovvio, a ben pensare. Strano non l'avessero fatto prima.

Questo scatenò una corsa alla fusione con moltissimi altri siti; per la fine del 2023, anche Expedia, Booking, Tripadvisor, Netflix e molti altri si erano fusi con Facebook. Persino molte banche e compagnie telefoniche, chiudendo così il cerchio tra comunicazioni, merci e pagamento delle stesse.

Il suo potere era ormai immenso, e controllava da solo l'86% del traffico mondiale. E la quasi totalità delle informazioni prodotte. Non solo, ma il governo, con la solita scusa del terrorismo, aveva reso legale il data mining massivo di ogni tipo di informazione. Nel 2023 sia la CIA che l'NSA avevano collegato direttamente i loro data center con Facebook, creando il più grande database mai concepito. E anche il nome Facebook andava sparendo, la gente non diceva più "vado su Facebook" ma "vado in Rete". Quando una cosa è dappertutto, non ha più senso nominarla.

Nel frattempo però, qualcuno cominciava a non poterne più. Qualcuno cominciava a provare sentimenti di fastidio, per usare un eufemismo,  verso questo grande fratello onnipresente. Qualcuno cominciava a riaprire gli occhi. Piccoli gruppi disorganizzati, che tornavano a popolare l'underground digitale. Reti parallele, darknet, protocolli peer to peer e decentralizzati ebbero una nuova primavera. Alcuni si spinsero perfino a utilizzare Facebook stesso per queste attività. Facebook era ormai il sistema nervoso del mondo.

Quest'era di oscurità digitale durò per un po'. Finché, nel 2029, arrivò lui. Si faceva chiamare Neo, per ovvi motivi. Diede una guida. Fece vedere la luce a quella massa di disperati che finora aveva solo fatto il solletico al mostro. Sotto il suo comando, iniziò la vera e propria lotta. Prima solo digitale, utilizzando ogni arma virtuale disponibile. Virus polimorfi, worm, bombe logiche, attacchi DDoS, ogni mezzo fu tentato. Poi si passò anche al mondo reale. Gli attentati ai data center da isolati, divennero sempre più frequenti. Qualche vittoria fu messa a segno, ma scalfì solo marginalmente l'immenso monolite. Ormai era troppo grande, ramificato ovunque, e totalmente distribuito e replicato. Non c'era nessuna testa da tagliare, nessun cuore da colpire.

Ma la gente non capiva. Non capiva perché qualcuno volesse lottare contro un sistema che non veniva percepito dalla massa come totalitario. I cyber-ribelli furono assimilati a terroristi, e come tali trattati. La repressione, virtuale e reale, fu durissima. Il governo schierò l'esercito a difesa degli immensi data center. Nel 2031 qualunque attività di rete al di fuori del sistema venne dichiarata illegale. Stessa sorte per la crittografia, che venne totalmente proibita ad esclusione di protocolli e chiavi autorizzate dal governo. Quasi tutti i gruppi che avevano cercato di opporsi vennero eliminati.

Neo sparì, e di fatto questo fu l'inizio della fine. Nel 2033, dopo due anni di latitanza passati da ricercato numero uno tra Hong Kong, Singapore e Kuala Lumpur, venne trovato morto in uno slum di Bombay. Le circostanze della morte non furono mai chiarite. Omicidio, o suicidio, non si seppe mai. Questo segnò la sconfitta definitiva. L'oscurità divenne tenebre.


 

Riposa in pace

L'hi-fi sta morendo definitivamente. Ormai ne ho la certezza. Sta crescendo una generazione di ragazzi che il buon ascolto non sa cosa sia. E non possono saperlo, non hanno mai visto un impianto hi-fi serio. Soprattutto, non lo hanno mai ascoltato. Ormai esiste solo la musica compressa. Del resto, se hai 15 anni oggi conosci solo iPod e mp3.

Qualche mese fa ha aperto un nuovo centro commerciale vicino al mio ufficio, e c'è anche un Saturn. Che non ha una saletta hi-fi come c'è sempre stata in tutti i Saturn che ho visto, ma solo un paio di scaffali con una scelta davvero misera di casse e amplificatori. Non gliene frega più niente a nessuno.

L'hi-fi esoterico sopravviverà come sempre; quello che più mi spiace è che morirà l'hi-fi "medio", quello più accessibile senza spendere cifre folli (poi tutto è relativo). Peccato.

Crosswind

Torno a fare un post sui miei amati aerei per parlare di crosswind. Cosa si intende per crosswind è presto detto: vento trasversale rispetto alla pista. E atterrare in queste condizioni, se il vento è forte, non è per niente facile. L'aereo arriva fin quasi a terra di traverso, per poi correggere all'ultimo secondo, letteralmente con un colpo di coda. Come sempre, i video rendono meglio l'idea.

Qui siamo all'aeroporto di Dusseldorf. Il video è ripreso con una EOS 5DMkII e un 100-400 con due moltiplicatori di focale che portano la focale effettiva a 1200mm (l'effetto schiacciamento è notevole).


Questo Concorde decide che è meglio riprovarci...


Il prossimo video è impressionante. Aeroporto di Amburgo durante il ciclone Emma. L'aereo viene letteralmente spazzato via mentre sta per toccare terra...


Penserete che più l'aereo è grosso meno sente l'effetto del vento laterale. Non è proprio così... guardate l'A380 (il più grande aereo al mondo per trasporto passeggeri, sul quale ho avuto la fortuna di volare) che effettua una serie di decolli e atterraggi di test all'aeroporto Keflavik di Reykiavik (famoso per i suoi venti estremi). Il video è stato ripreso quando l'aereo era ancora in fase di sviluppo. Notate anche che nel secondo video, uno dei piloti è Fernando Alonso :-)




La prossima volta che atterro da qualche parte speriamo non ci sia troppo vento... ma tanto me ne accorgerò solo a terra.

Occupato

Odio l'avviso di chiamata, e anche la segreteria su occupato. Per dei semplici motivi, che adesso vi spiego.

Cominciamo dall'avviso di chiamata. Dunque, l'amico numero 1 vi chiede di uscire una sera. Non hai impegni, e gli dici che va bene. Dopodiché l'amico numero 2 vi chiede la stessa cosa. A meno che l'amico numero 1 sia un ripiego o in alternativa l'amico 2 si porta dietro un treno di gnocche da paura, se siete una persona corretta risponderete che vi spiace tanto ma avete già un impegno. Vari tipi di interazioni sociali funzionano così, chi prima arriva meglio alloggia. Tutto ciò non vale per le conversazioni telefoniche. State parlando con un amico, di persona, quando squilla il suo telefono. Logica vorrebbe che sia data più importanza alla conversazione già in atto, oltretutto con individuo in carne e ossa, ma per qualche strana convenzione sociale non è così. L'amico risponde al telefono e vi lascia a guardare il soffitto per lunghi minuti. In questo caso, chi ultimo arriva meglio alloggia. Ehi, io sono qui, mi vedi?

Adesso cambiamo ruolo: sei tu a telefonare al tuo amico. Lui ti risponde, anche se stava parlando con qualcun'altro (anche se non è sempre vero, dato che ormai le chiamate non risposte sono il 50%). Benissimo. Ma a un certo punto ti dice: "Scusa, ho una chiamata sotto". E io chi sono? L'ultimo pirla? Una telefonata alla volta non ti basta? Stai parlando con me, gli altri aspettino il loro turno. Anche in questo caso, l'ultimo a chiamare prevale. In genere se l'attesa dura più di 30 secondi, riattacco e tanti saluti. Non nego che possa avere una sua utilità, ma io non lo sopporto.

La segreteria su occupato invece mi fa incazzare per altri motivi. Chiami e parte la segreteria, al che pensi che la persona abbia il telefono spento. E magari lasci anche un messaggio. Così paghi tu per lasciare il messaggio, e paga lui per ascoltarlo (se li ascolta, molti tengono la segreteria attivata ma i messaggi non li ascoltano MAI), e il gestore telefonico guadagna due volte. Capite perché è attivata di default? Invece se sento che è occupato, richiamo dopo un po' e fine.

Comunicare è sempre più difficile...

Devo cambiare una lampadina...

Cosa devi fare oggi? Niente, cambiare una lampadina. Solo che quella lampadina non è quella del salotto... è a più di 500 metri d'altezza! Guardatevi questo video di due tecnici che si arrampicano su un'antenna alta più delle torri gemelle. Salgono, salgono, salgono, e sembra non finire mai, e diventa sempre più stretta, sempre più piccola. All'inizio sono all'interno della struttura, ma poi si devono arrampicare all'esterno. E notate che spesso sono sganciati, senza il cavo di sicurezza, e anche quando lo agganciano... non è sicuro per niente! Da brividi.

Commodity

Vi siete mai chiesti perché Windows costa un botto di soldi, e invece Mac OS X poche decine di euro (attualmente 23,99 euro per passare a Lion)? Facile, per Microsoft l'OS è uno dei suoi core business, per Apple no. Per Apple il suo OS è semplicemente una commodity. Semplicemente un pezzo del suo vasto ecosistema, un ingranaggio. Non è con Mac OS X che Apple fa i soldi, ma, guardando uno degli ultimi bilanci, con la vendita di iPhone/iPad e di canzoni su iTunes e di app sull'App Store. E il sistema operativo che gira sulle sue macchine diventa funzionale a tutto questo, e nulla di più. Non è più importante IL sistema operativo in sé, ma quello che ti permette di fare.

Apple in questi anni ha inventato un business completamente nuovo, un mercato che non c'era. Io, pur non amandola troppo per via di una certa arroganza che ormai fa capolino quà e là, non posso fare altro che ammirare una tale lungimiranza e strategia visionaria.

Lukla

Sir Edmund Hillary e lo Sherpa Tenzing Norgay sono stati i primi uomini giunti in cima all'Everest. In loro onore è stato ribattezzato l'aeroporto di Lukla, in Nepal, utilizzato dagli scalatori che si avventurano sulla montagna più alta del mondo.

E' considerato l'aeroporto più pericoloso del mondo, e il perché è presto detto: è situato a 2800 metri di altezza, quindi l'aria è già abbastanza rarefatta, e il fatto che si trovi in pieno Himalaya fa sì che le condizioni meteorologiche siano estremamente variabili. Inoltre, la pista è lunga solo 460 metri e ha una pendenza (!) del 12%. In pratica ci possono atterarre e decollare solo piccoli aerei ed elicotteri. Inoltre, da un lato della pista c'è uno strapiombo, e dall'altro la montagna (per cui in caso di errore in atterraggio non è possibile "riattaccare" e riprendere quota).

Ecco un bel video che mostra sia decolli che atterraggi, e tra l'altro in un giorno con un bel traffico (e fa anche un po' ridere):


Vogliamo provare l'emozione dalla cabina?


Ogni tanto le condizioni sono proibitive e le cose (purtroppo) non vanno sempre bene:


Per fortuna non mi piace la montagna...

Anonimi

Qualche settimana fa ho fatto una gitarella in Liguria, percorrendo un po' di sentieri tra Camogli e Portofino. Il mio amico aveva in tasca un piccolo ricevitore GPS, e ha salvato tutto il percorso. Dopodiché ha caricato tutto online, su Everytrail, e così ci possiamo rivedere il cammino, e sapere quanti km abbiamo fatto, quanto dislivello abbiamo superato, quanto ci abbiamo messo, ecc. E grazie alla magia del web 2.0, posso condividere tutto ciò con voi. In questo caso, un'applicazione simpatica e utile. E pazienza per la privacy.


Cinquant'anni fa, eravamo tutti anonimi. Le nostre attività quotidiane non lasciavano tracce. Oggi, inutile dirlo, non è più così. Siamo tutti (potenzialmente) monitorabili.

Il cellulare che portiamo in tasca rende nota la nostra posizione (anzi, ormai la polizia si basa solo su quello durante le indagini a quanto pare...). Gli estremi delle telefonate sono tutti loggati. Gli SMS sono tutti registrati. La navigazione internet è monitorata dai provider. Il Telepass comunica dove andiamo. Le telecamere sono ovunque, e ci riprendono mille volte al giorno. Al supermercato, le tessere fedeltà registrano cosa compriamo. Il bancomat e le carte di credito fanno lo stesso.

Ma ultimamente stiamo andando oltre, verso scenari nuovi, che aprono questioni nuove. Per esempio, quasi tutti gli smartphone sono dotati di GPS, e possono registrare con precisione assoluta i luoghi che visitate. Dicono a voi dove siete e dove andare, ma di contro lo possono (potenzialmente) dire anche a qualcun'altro. E' fresco il caso dell'iPhone, che registrava "per sbaglio" tutti i posti in cui era stato il telefono. Oppure il caso di TomTom, che raccoglie dati collettivi sulla posizione dei veicoli per calcolare i percorsi tenendo conto anche del traffico. Ebbene, tali dati sono stati venduti al governo olandese, che li ha usati invece per sapere dove gli automobilisti superano più di frequente i limiti di velocità, e piazzare di conseguenza gli autovelox. O i social network, dove è l'utente stesso a fornire tutti i dati volontariamente: rete di amici, parenti, gusti, quello che ti piace, quello che non ti piace, cosa ti sei comprato, cosa guardi... Una miniera d'oro per chi è interessato a quelle informazioni per scopi di marketing. E non solo.

Quasi ogni nostra attività lascia tracce. Queste tracce potrebbero essere usate a nostro favore, ma anche contro di noi. Non a caso tutti i maggiori Paesi si sono posti il problema, e hanno emanato apposite leggi per tutelare la privacy (ovviamente ben lontane dall'essere perfette).

Se state pensando "ma tanto io non ho niente da nascondere", lasciate perdere. Non è quello il punto.

Toncontín

L'aeroporto Toncontín si trova a Tegucigalpa, Honduras. Pensavo che l'atterraggio al Kai Tak fosse difficile, ma guardate questo: l'aereo fa una lunga virata, poi sfiora la collina a poche decine di metri da terra e scende lungo il fianco verso la pista. Come hanno pensato di fare l'aeroporto lì lo sanno solo loro.


Vogliamo farci mancare la strada subito dietro la pista?


La pista stessa è anche molto corta, ed è stata allungata nel 2007 e nel 2009. Potete rendervene conto in questo video (purtroppo l'incorporamento è stato disabilitato e dovete guardarvelo sul sito) dove il pilota arriva un po' lungo e... guardate voi. Sempre nel 2007 la collina antistante è stata sbancata per facilitare un po' l'atterraggio.

Infine, cosa ci fa questo semaforo piazzato a metà di questa strada, senza che ci sia un incrocio o un accesso laterale? Nel video la risposta (la strada comunque è quella di prima, e notate il tizio in motorino che passa lo stesso!).


In questo caso, direi che non è il caso di farsi un giro qui... anche perché la trasmissione Most Extreme Airports di History Channel lo classifica come il secondo aeroporto più pericoloso del mondo. E il primo di questa speciale classifica? Lo scoprirete nel prossimo post aeronautico.

Gibilterra


Altro post sugli aeroporti strani (e non sono ancora finiti, ne mancano un paio): l'aeroporto di Gibilterra.

Gibilterra è una piccola enclave britannica situata sull'omonimo stretto. Come tutti i posti dove lo spazio è poco (la superficie totale è di meno di 7 kmq) per costruire un aeroporto si sono dovuti ingegnare. Qual'è la particolarità qui? Semplice, la strada principale taglia in due la pista, e viene chiusa con delle sbarre (tipo passaggio a livello) quando gli aerei decollano o atterrano!

Al solito un paio di video rendono meglio l'idea:



Toccherà andare a farsi un giro pure qui...

Oh mamma mamma mamma

Milano, 15 marzo 2011. Conferenza con Bruce Schneier. Sala affollatissima. Lo leggo da anni, e lo considero un genio. Finalmente lo vedo anche.

Relatore: "Bene, lasciamo ora la parola a Bruce Schneier. Se qualcuno volesse fare delle foto, le può fare liberamente, non c'è nessun divieto. E a fine conferenza, se qualcuno vuole farsi firmare una copia di uno dei suoi libri, può venire qui e Bruce la firmerà volentieri."

Io (girandomi verso i miei soci): "Nooo, cazzo, il libro!"

La mia copia di Practical Cryptography è rimasta a casa. I miei soci ridono.

Concorde

Ultimamente ho il trip degli aeroporti "strani" (e i post sull'argomento non sono ancora finiti), ma questa volta vi parlo invece di un miracolo della tecnica: il Concorde.

Il Concorde è stato uno dei due aerei di linea per trasporto passeggeri supersonici (l'altro era il suo clone russo Tupolev Tu-144). Se pensate che il progetto risale alla fine degli anni 60 la sua realizzazione ha del miracoloso. Velocità di crociera superiore a Mach 2, ali a delta, muso inclinabile, motori carenati erano solo alcune delle sue caratteristiche uniche.

Le ali a delta favorivano il volo a velocità supersoniche, ma imponevano un angolo molto elevato durante l'atterraggio (a causa del modo in cui ali di tale forma sviluppano la portanza). Da qui la scelta del muso abbassabile, che serviva a far sì che i piloti vedessero meglio la pista. I 4 motori erano carenati sotto le ali e non semplicemente "appesi"; inoltre, erano dotati di postbruciatori come i jet militari.

Impiegato solo dall'Air France e dalla British Airways, era in grado di coprire la rotta Parigi/Londra - New York in circa 3 ore e mezza. Volava mediamente a quote molto alte, fino a 17000 metri, dove l'aria è molto rarefatta ed è già possibile vedere la curvatura della Terra. Inoltre, nei viaggi verso ovest la sua velocità superava quella della rotazione terrestre, per cui l'ora locale di destinazione era antecedente all'ora locale di partenza. Era cioè possibile partire di sera e arrivare di pomeriggio. La British Airways aveva sfruttato questa particolarità per fare pubblicità al Concorde con lo slogan "Arrivare prima di partire". Alcuni paesi comunque vietarono al Concorde di sorvolare il loro territorio, o di farlo a velocità supersonica, per via dei boom sonici prodotti durante il volo.


Il biglietto era ovviamente molto caro; l'esperienza a bordo comunque non era delle più confortevoli, dato che la cabina era molto stretta e bassa (un metro e ottanta soltanto). Inoltre non vi era nessun tipo di intrattenimento (film e videogiochi), il tutto compensato dal viaggio decisamente più breve.

Entrò in servizio nel 1976, e ci rimase fino al 2003. Purtroppo quasi tutti lo ricordano per via dell'incidente del luglio 2000, che fu l'unico vero incidente di tutta la vita operativa del Concorde. Riporto la descrizione dell'incidente direttamente da Wikipedia:

"In base alle indagini ufficiali condotte dall'accident investigation bureau (BEA) francese, l'incidente fu provocato da una striscia metallica in titanio, appartenente ad un inversore di spinta. Questo pezzo di metallo cadde da un DC-10 della Continental Airlines che era decollato circa quattro minuti prima, e forò una gomma nella parte sinistra del carrello principale. La gomma esplose e un suo frammento colpì il serbatoio del carburante, rompendo un cavo elettrico. L'impatto provocò un'onda d'urto che fece saltare il tappo del serbatoio dell'ala sinistra. Di conseguenza si verificò una perdita di carburante, che si incendiò quando entrò in contatto con i cavi elettrici tagliati. I piloti spensero il propulsore numero 2 a seguito di un allarme incendio ma non riuscirono a ritrarre il carrello d'atterraggio, compromettendo il decollo; decollo resosi ormai inevitabile, dato che l'incedio fu notato, dalla torre di controllo, quando mancavano circa 2000 metri alla fine della pista, mentre per fermare il Concorde, sono indispensabili non meno di 3000 metri. Con il propulsore numero 1 sovraccarico e in grado di fornire poca potenza, l'aereo non riuscì a salire di quota e raggiungere una velocità sufficiente. Il Concorde iniziò una violenta discesa, virando a sinistra. Infine si schiantò contro l'edificio dell'Hotel Hotelissimo".

Morirono tutti i 100 passeggeri, 9 membri dell'equipaggio e 4 persone a terra. Sempre su Wikipedia c'è una pagina specifica, e quello che mi ha veramente impressionato è stato leggere le trascrizioni delle comunicazioni tra i piloti e la torre di controllo. Mettono i brividi, se pensate che sono gli ultimi istanti di vita (dal decollo allo schianto passano solo un minuto e 10 secondi) di 113 persone.

C'è un video dell'incidente, diventato ormai tristemente famoso, che mostra il Concorde decollare in fiamme:


Quello che molti non sanno è che, dopo la sospensione dei voli a causa dell'incidente, vennero apportate delle modifiche in modo da aumentare la sicurezza dell'aereo, e il Concorde tornò in servizio nel 2001 (tra l'altro il primo volo fu proprio l'11 settembre, coincidenza sfortunata). Nel 2003 tuttavia, a seguito del calo dei voli a causa proprio dell'incidente e della paura di volare conseguente all'11 settembre, sia l'Air France che la BA decisero di porre fine all'utilizzo del Concorde.

Andava così in pensione uno degli aerei più belli e più tecnologici mai costruiti. Oggi un nuovo Concorde non è neanche lontanamente all'orizzonte. Ed è proprio di pochi giorni fa uno degli ultimi voli dello Shuttle, anche in questo caso senza che ci sia una nuova navetta pronta a sostituirlo. C'è bisogno di un nuovo rinascimento tecnologico?

Per concludere vi segnalo un sito creato da un appassionato, davvero fatto benissimo e dove potrete trovare tantissime informazioni dettagliate: http://www.concordesst.com/.

Saint Maarten

Continuiamo la serie di post "aerei" parlando di un altro luogo molto famoso tra i plane spotters: Saint Maarten.

Saint Maarten è una piccola isola delle Antille olandesi, situata più o meno tra le Isole Vergini e Antigua. E' molto frequentata dai turisti e dotata di un piccolo aeroporto, dove però (proprio a causa dell'elevato numero di visitatori) atterrano aerei abbastanza "grossi".

La pista è a pochi metri dal mare, e questa non è una situazione inusuale: anche a Lanzarote e Skiathos è così, ma in questo caso la particolarità sta nel fatto che la spiaggia di Maho Beach è frequentata normalmente dai bagnanti, e tra la spiaggia e la pista passa anche una strada che rimane aperta anche durante decolli e atterraggi. L'atterraggio non è difficile come quello di Hong Kong (l'avvicinamento è diretto e lineare dal mare) ma la pista è molto corta (2180m) e questo costringe i piloti a toccare terra il più vicino possibile all'inizio della pista stessa. Questa combinazione di fattori fa sì che gli aerei passino bassissimi sopra la spiaggia piena di gente. Durante i decolli invece, il getto dei motori arriva fino alla battigia spingendo gli oggetti in acqua.

Al solito un paio di video valgono più di mille parole. Questo è un tipico atterraggio (notare anche l'auto che sta passando proprio in quel momento):


Altro atterraggio, questo forse anche un pelo più basso (e c'è anche un sacco di gente):


Vogliamo andare un po' più sotto?


Questo è invece l'effetto della spinta dei motori al decollo:


Infine, un video con una serie di foto da cui si colgono altri particolari:


Prossima vacanza, tutti a Saint Maarten!

Qualcosa è cambiato

Qualche tempo fa sono andato a vedere "The social network", il film che racconta la storia di Mark Zuckerberg e della nascita di Facebook. Avevo letto solo recensioni con lodi sperticate, ed ero curioso. E' un bel film, gradevole e ben fatto, anche se a parer mio non è nulla di eccezionale. Nello stesso periodo, ho risentito un cliente con cui non lavoravo da molto tempo, e che io prendevo bonariamente in giro sostenendo che è il sosia di John Gilmore.

Ma chi è John Gilmore, e cosa ha a che fare con il film su Facebook? Nulla, ma mi è venuto naturale accostare le due cose per il motivo che adesso vi spiego.

John Gilmore è uno dei personaggi mitici del mondo IT anni 90 e dei primissimi anni del boom di Internet. Solo per ricordare alcune delle sue attività, è stato uno dei fondatori della Electronic Frontier Foundation, della mailing list Cypherpunks, un grande sostenitore del progetto GNU e dell'uso della cifratura, e colui che ha creato la gerarchia alt.* di Usenet. E' stato uno dei primi 5 dipendenti di Sun Microsystems e il coautore del protocollo BOOTP che sarebbe poi diventato il DHCP che tutti noi oggi usiamo.

Il suo sito Toad.com è uno dei 100 domini più vecchi ancora attivi, e ancora oggi ha quel look dei primordi del web, HTML puro e niente orpelli, che vi farà tornare in mente le prime navigate con Mosaic e un modem da 28.8 pagato 300mila lire. Insomma, un personaggio di un certo spessore, un cazzutissimo tecnofreak nonché attivista per le libertà (digitali e non) come ormai ne restano pochi.

Ora, confrontate la foto di Gilmore con quella di Zuckerberg:


Anche tenendo conto della differenza d'età, che dite, i tempi sono cambiati? Gli hacker di ieri erano di un altro calibro. Oggi abbiamo dei ragazzini brufolosi che si inventano siti che solo pochi anni fa non erano neanche concepibili (ok, lo so, Zuckerberg non ha i brufoli ma lo volevo scrivere lo stesso). Tutto cambia e tutto evolve. Come dice qualcuno, purtroppo anche gli anni 60 e il rock anni 70 non ci sono più. Però ce li ricordiamo ancora. E ci ricordiamo ancora di Gilmore, Stallman e Wozniak. Qualcuno si ricorda per esempio di Shawn Fanning? Se probabilmente non sapete chi sia, è il creatore di Napster. Napster è stato fondamentale nel creare un nuovo paradigma, ma il suo fondatore oggi non lo ricorda quasi nessuno. Fra 10 anni ci ricorderemo di Zuckerberg?

Goodbye Kai Tak, and thank you

Ormai tutti i miei amici sanno del mio desiderio di andare ad Hong Kong, una delle città più affascinanti del mondo (e prima o poi riuscirò a convincere qualcuno a venire con me, possibilmente donna e fidanzata: guardare il panorama di sera dal Victoria Peak con un uomo non sarebbe la stessa cosa). Quando ci andrò però, non potrò atterrare al mitico aeroporto Kai Tak.

Il Kai Tak è stato l'aeroporto di Hong Kong dal 1925 al 1998, quando è stato chiuso e sostituito dal nuovo Chek Lap Kok. E non era un aeroporto qualunque. E' famoso in tutto il mondo per la particolare procedura di atterraggio, difficile e pericolosa ma allo stesso tempo spettacolare. Infatti, l'aeroporto disponeva di un'unica pista costruita su una lingua di terra in mezzo al mare, e il metodo di approccio richiedeva una manovra molto complessa a causa dei palazzi e delle montagne che rendevano impossibile un avvicinamento diretto e lineare. Nei primi anni l'aeroporto si trovava alla periferia della città, ma, a causa del rapidissimo espandersi della zona residenziale, lo scalo venne a trovarsi circondato da palazzi. Questo complicò ancor di più le manovre di atterraggio.

Vediamo dunque in dettaglio come si svolgeva un atterraggio sulla pista 13. Gli aerei iniziavano la discesa in direzione nord-est, passando prima sopra la baia, e poi a quota molto bassa sulla zona densamente popolata di Western Kowloon. Questa parte della discesa era guidata da un IGS (Instrument Guidance System, un ILS modificato) installato nel 1974.

Una volta raggiunta una piccola collina su cui era stata costruita una gigantesca scacchiera rossa e bianca, detta checkerboard (utilizzata come riferimento visuale per la fase finale), il pilota doveva effettuare completamente in manuale una rapida virata a destra di 47° per allinearsi con la pista, e completare dopo pochi secondi l'atterraggio. Al momento della virata, l'aereo si trovava a meno di 4km dalla pista, ad un'altezza di meno di 300m, con il carrello già fuori e ad una velocità molto bassa. Questa manovra divenne famosa tra gli addetti ai lavori come "Hong Kong Turn" o "Checkerboard Turn". Non so se i piloti ricevessero un addestramento specifico prima di essere mandati a Hong Kong, ma credo proprio di sì.

Un'ulteriore complicazione era costituita dai venti, in quanto anche quando erano di direzione costante il loro angolo relativo variava durante la virata. La situazione peggiorava durante i frequenti tifoni, e le montagne presenti a nord-est causavano grandi variazioni sia dell'intensità che della direzione. Nonostante tutte queste difficoltà, questo approccio era quello usato più spesso; l'atterraggio diretto e lineare dal mare, a causa degli sconfinamenti in territorio cinese e dei venti sfavorevoli, era il meno utilizzato.

Negli anni, il traffico aumentò sempre più fino a non essere più gestibile, e il Kai Tak arrivò a essere il terzo aeroporto più trafficato al mondo. Questo convinse le autorità a progettare un nuovo aeroporto (anch'esso costruito su un'isola artificiale). Alla mezzanotte e due minuti del 6 luglio 1998 decollò l'ultimo volo, il Cathay Pacific CX251 diretto a London Heathrow. Poco dopo venne tenuto un breve discorso celebrativo nella torre di controllo, e alla fine l'ultimo controllore di volo spense le luci della pista, dicendo: "Goodbye Kai Tak, and thank you". Dopo 73 anni, il Kai Tak non esisteva più.

Mi rendo conto che la sola descrizione potrebbe non rendere bene l'idea di quanto particolare fosse questo aeroporto; fortunatamente, si trovano in rete centinaia di video, e ne ho fatta una piccola selezione.

In questo video è possibile vedere un atterraggio "quasi" normale. Quasi perché la virata è molto più stretta del solito, e notate dopo quanto poco tempo l'aereo tocca la pista.


Ma cosa succede quando i venti laterali sono abbastanza forti? Atterraggi come questo... La virata è troppo lunga e il pilota deve riallineare all'ultimo. Ma non è sufficiente, e l'aereo tocca terra fuori linea.


Un altro esempio ancora più estremo; la qualità video è scarsa ma rende l'idea. Notate il "colpo di coda" finale, e ricordate che si tratta di un 747!


E i nostri piloti come se la cavavano? Giudicate voi da questo atterraggio un po' "ruvido" di un volo Alitalia:


Anche il Concorde ha fatto la sua apparizione al Kai Tak. In questo video l'atterraggio è abbastanza normale, ma è impressionante la velocità di discesa. Notate anche l'effetto condensa sulle ali.


Finora abbiamo sempre visto gli aerei dall'esterno. Ma com'era l'atterraggio vissuto a bordo? Questo video ci porta in cabina, oltretutto in un giorno piovoso dalla pessima visibilità. Notate al minuto 1.15 la vista della checkerboard, e immediatamente dopo la virata a destra.


Si è detto di quanto gli aerei passassero a bassa quota sopra i palazzi del quartiere di Kowloon, ma è difficile capirlo vedendo solo le riprese dalle colline. Questo video, ripreso dalla strada, fa capire un po' meglio com'era la situazione (alzate il volume!):


Insomma, adesso forse potete capire perché il Kai Tak sia rimasto nel cuore di tanti appassionati di aviazione...

Fonti: Wikipedia (ita,eng), kaitakairport.blogspot.com, Aliditalia, How Many Roads, Airboyd.tv.

Alpha

E' finalmente operativo Wolfram Alpha, il nuovo motore di ricerca, anzi, computational knowledge engine come si autodefinisce. Dategli un occhio, è molto interessante.

Già che c'ero, ho dato una ripassata al sito della Wolfram, che produce Mathematica, un software ormai mitico per l'elaborazione e il calcolo scientifico. E' un programma potentissimo, che permette davvero di fare una quantità di cose incredibile. La gloriosa rivista McMicrocomputer gli aveva dedicato addirittura una rubrica fissa.

Mi vengono in mente i tempi dell'università, quando il top era la calcolatrice scientifica HP-48 che riusciva anche a fare un po' di calcolo simbolico. Io mi ero preso una HP-28 usata, che mi ha dato una mano non da poco a superare due o tre esami. Adesso, con un notebook, Internet, e software come Mathematica, cosa si potrebbe fare? Sarebbe tutto più facile, oppure la pappa pronta sarebbe deleteria? Anche perché non credo che all'esame ti facciano usare il PC.

Io voto comunque per la prima ipotesi; i mezzi di oggi, se li si usa bene, non possono che ampliare i nostri orizzonti. Anche se la tentazione di copiare e spegnere il cervello per qualcuno può essere irresistibile.

EXIF=SNMP

Chiunque abbia avuto a che fare con il protocollo SNMP (Simple Network Management Protocol ) sa che, a dispetto di quella S iniziale nella sigla che sta per Simple, il tutto è in realtà molto complesso. Dovrebbe essere tutto standard, ma così non è, e il fatto che lo standard stesso preveda estensioni proprietarie largamente utilizzate in pratica ha portato a parecchi problemi di interoperabilità e interpretazione dei valori in gioco.

Ultimamente, interessandomi di fotografia (non mi ricordo se ve lo avevo detto... :-) ho cercato di capire un po' di più dei famosi dati EXIF, che tutte le fotocamere digitali salvano insieme alla foto. I dati EXIF contengono molti parametri dello scatto (data, ora, tempo di esposizione, diaframma, ISO, e molti altri) che sono utilissimi a posteriori quando si analizza una foto per capire, ad esempio, dove abbiamo sbagliato, o semplicemente per sapere che macchina e che obiettivo avevamo usato, o che giorno era. Veramente utilissimi.

Però anche questa è una giungla, e mi è venuto spontaneo il paragone con l'SNMP. Innanzitutto esistono almeno 3 standard: oltre a EXIF, esiste anche IPTC (utilizzato soprattutto per la catalogazione) e il nuovo XMP, che se non ho capito male vorrebbe inglobare e rimpiazzare gli altri due. Al momento, si può dire che il 100% delle fotocamere digitali supportano EXIF, e che io sappia nessuna gli altri due sistemi. Ma molti software li supportano tutti e tre. Photoshop, per es. salva le immagini incorporando metadati in tutti e tre i formati (dal momento che molti campi sono equivalenti).

Tornando ad EXIF, anche qui dovrebbe essere tutto rigidamente standardizzato, ma in pratica ci sono sempre delle piccole discrepanze nell'interpretare i dati a seconda del programma che si usa. E anche qui, oltre ai campi fissi e obbligatori, è prevista l'estensione da parte di ciascun produttore, la così detta sezione MakerNotes, dove ognuno può mettere quello che vuole. Chiaramente se il programma che legge i dati non sa come interpretare quella sezione, i dati saranno inutili. E ogni produttore ha usato pesantemente questa possibilità, tanto che a volte nella sezione MakerNotes ci sono più dati che in quella standard.

Un ulteriore problema nasce quando si manipola l'immagine; teoricamente i dati EXIF dovrebbero essere preservati, ma purtroppo molti programmi non lo fanno. Alcuni li rimuovono, in tutto o in parte, specialmente la sezione MakerNotes che spesso viene eliminata.

Purtroppo ho scoperto che anche il mio programma preferito, Acdsee Photo Manager, si comporta così. Tra l'altro, ha una gestione EXIF molto flessibile, direi una delle migliori. Ogni volta che si ruota un'immagine, o si edita uno dei campi come Image Description o User Comment, gran parte della sezione MakerNotes va perduta. Un vero peccato, dal momento che circa 15 giga di mie foto sono state da me taggate usando appunto il campo EXIF Image Description (un lavoraccio, ma adesso ho una descrizione della foto incorporata direttamente nel file, che lo segue ovunque) prima di scoprire che in questo modo ho praticamente perso molti dei dati nella sezione MakerNotes.

Non solo, ho scoperto anche che Windows Search non prende in considerazione quel campo, ma solo lo User Comment, che io avevo lasciato vuoto. Per fortuna Acdsee è così flessibile che permette di copiare valori tra campi EXIF in maniera batch.

Ultimamente ho cominciato a usare ExifTool, che viene unanimemente considerato il miglior tool per manipolare i dati EXIF, e ho scoperto il comportamento di cui sopra. Ho sperimentato anche altri programmi, e per es. XnView ruota le immagini preservando completamente i dati EXIF.

D'ora in poi, ruoterò le immagini con XnView, e le taggherò con ExifTool. Poi continuerò a usare Acdsee per il resto. Peccato, era troppo comodo fare tutto con un programma solo.

Riflessione finale: ormai quasi tutti gli standard sono tali solo sulla carta. Troppa fatica implementare tutto come dovrebbe essere, ci si limita agli aspetti più utilizzati. E al solito gli utenti un po' più avanzati sono quelli che alla fine sono penalizzati.

Cellulari ovunque... Pro o contro?

Ormai la copertura della rete cellulare è totale globale. I posti dove il cell non prende sono rarissimi... Resistono giusto un paio di isole felici: l'aereo e la metropolitana.

Il divieto in aereo prima o poi cadrà (dato che l'aereo non cade :-) ma la copertura in metropolitana è già arrivata. Non è completa, ma la linea 2 è già tutta coperta.

E devo dire che la cosa mi infastidisce abbastanza. Non sentire gli altri parlare. Mi scoccia quando suona il mio di telefono. Prima entravo in metro bello tranquillo, e sapevo che per una buona mezz'ora nessuno mi avrebbe rotto le palle e mi sarei letto la mia rivista o il mio libro in pace. Invece adesso, mentre con una mano ti reggi all'apposito sostegno, con l'altra tieni il libro e intanto stringi la borsa in mezzo alle gambe (il tutto cercando di non farti rubare niente) suona il tuo cazzo di cellulare, e tu devi mantenerti in equilibrio tipo circo dato che con una mano continui a reggere il libro e con l'altra cerchi di tirarlo fuori dalla tasca (il cello). Poi schiacciato in mezzo a 200 persone che ti guardano e con il casino che c'è cerchi di rispondere a un collega o a un cliente che ti chiede le cose più assurde.

Io in genere sono sempre favorevole alla tecnologia (dipende sempre dall'utilizzo che se ne fa), ma in questo caso, pur riconoscendone l'utilità (per es. il classico avvisare che si è in ritardo) mi scoccia proprio...

Upgrade & Revolution & Pollution

Per un po' di tempo ho accarezzato l'idea di farmi un nuovo super PC da mettere a casa. Ovviamente me lo sarei montato da solo comprando i pezzi sciolti, come ho fatto le ultime volte (così so esattamente cosa c'è dentro, anche se qualche rischio di incompatibilità sconosciute c'è sempre). Ci avrei messo il processore dual core più economico che c'è, ma lo avrei pompato con 4Gb di RAM, doppio disco in RAID 1 e soprattutto, e questa era la cosa che mi stimolava di più, un bel doppio monitor. Credo infatti che lavorare e giocare con un doppio monitor sia una cosa fantastica. Puoi fare copia incolla tra documenti diversi senza continuamente switchare finestra, puoi tenere sempre la posta aperta su un monitor, oppure il browser, oppure le finestrelle dell'IM, e tante altre cose. Insomma, è proprio comodo (di più, è una revolution, come il cambio automatico sulla macchina ;-). Diciamo che sono stato influenzato dalla foto che vedete, che ritrae Al Gore al lavoro nel suo studio (notevole, eh?).

Inoltre sono curioso di provare Vista per capire se davvero tutto il male che se ne dice sia vero o no. Anzi, ero quasi tentato di mettere la versione x64, giusto per sfruttare tutti i 4Gb di memoria.

Però però... alla fine io il PC a casa non è che lo usi tantissimo, specialmente se sono stato 10 ore davanti al monitor al lavoro. Più che altro lo uso qualche ora nel fine settimana. E facendo due conti rapidi, avrei speso circa 1000 euro. Troppo per usarlo troppo poco. E in più avrei avuto la palla di sincronizzare i dati tra fisso e portatile, già sperimentata in passato. E allora? E allora upgrade del portatile.

Ho un Dell più che discreto, il cui unico limite è il solo giga di memoria. Un giga va più che bene per fare quasi tutto, ma quando uso Vmware insomma... tentenna un pochino. Per cui ho ordinato un modulo da 2Gb direttamente sul sito Dell e già che c'ero anche un bel monitor da 22 pollici!

Ho deciso di prendere la memoria direttamente da loro (pagandola qualcosa in più) per minimizzare il rischio di problemi sempre possibili quando si mischiano chip di memoria teoricamente identici ma di lotti produttivi diversi, e anche perché c'era la spedizione gratuita. A quel punto ho dato un occhio anche ai monitor, e il 22' era in sconto e paradossalmente costava meno del 20' della stessa linea. Ordinato al volo pure quello. Totale spesa: 48 euro per la RAM e 210 per il monitor (invece di 260).

Ho fatto l'ordine il lunedì. Il mercoledì (due giorni dopo) è arrivata la RAM, spedita dall'Irlanda. Il giovedì il monitor, spedito dalla Spagna. Velocissimi. Sabato mi accordo che il monitor ha un difetto (non compare più il menu OSD per le regolazioni che il primo giorno funzionava). Lunedì chiamo il supporto tecnico. Dicono che me lo cambiano, ci vorrà qualche giorno. Il giorno dopo (martedì) arriva il monitor nuovo, dall'Olanda. Mercoledì ripassa il corriere e si riprende quello guasto, e lo rispedisce in Olanda. Velocissimi, nulla da obiettare.

Solo una cosa mi chiedo: ma con questo ordine, ma quanto ho inquinato?? Per far viaggiare sta roba per mezza Europa...

Alla fine, il risultato è quello che vedete qui sotto (scusate la pessima foto fatta con il cellulare): il monitor è enorme, e con 3Gb Windows XP vola. Sono soddisfatto.